lunedì 23 aprile 2012

Mytico?

Se nelle ultime settimane siete rimasti sul pianeta Terra, allora di sicuro saprete già cos'è Mytico: la prima serie a fumetti interamente prodotta da un grosso gruppo editoriale (RCS) per essere allegata ai propri quotidiani (Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport).
Ma com'è questo Mytico? Be', due numeri sono pochi per giudicare, però alcune considerazioni si possono ovviamente fare. Scindendo quelle sull'operazione editoriale da quelle sul prodotto in sé.


Editorialmente parlando, non si può non valutare positivamente questa proposta, che ha lo scopo di offrire ai genitori qualcosa da comprare per i propri figli: un prodotto "cool", ma che possa avere anche una parvenza di opera didattica. E da questo punto di vista, il progetto può dirsi davvero ben studiato, anche se ovviamente saranno i numeri a fare da sentenza definitiva.
L'idea di proporre il mito in chiave supererostica non è originalissima, ma ha molto probabilmente un suo appeal per un ragazzino (a me, per esempio, avrebbe affascinato molto, essendo stato da bambino un grande appassionato di mitologia, greca e non solo). E poi i supereroi hanno sempre attinto a piene mani dalla mitologia classica (basti pensare al primo Flash, creato sullo stampo di Hermes/Mercurio), quindi il lavoro di "adattamento" sarà forse stato più semplice che in altri casi.
Anche il formato comic book (a colori) può funzionare, visto che richiama serie di successo per ragazzi con un minimo di attinenza (anche se ormai di diversi anni fa), da PK in poi.


Al contempo, ho apprezzato il lavoro svolto dagli autori per i primi numeri (Stefano Ascari, Andrea Riccadonna e Andrea Meloni per il primo, Diego Cajelli, Ivan Fiorelli e Moreno Dinisio per il secondo). Si è scelto innanzitutto di non prendere alla lettera i miti classici, ma di adattarli in base alle necessità, all'effetto scenico e alla drammatizzazione degli eventi, pur mantenendo un impianto (per quanto possibile) realistico. La scelta è accettabile, considerando che, nonostante la parvenza iniziale, questa serie sembra più votata all'intrattenimento che alla didattica. Scopo che tra l'altro era alla base anche dei racconti a cui si ispira, utilizzati per passare il tempo e per spiegare determinati avvenimenti, non per fornire un insegnamento (ed è quindi giusta l'idea di lasciar fuori da queste storie una qualsiasiasi morale di fondo).
Eroi e dei vengono invece presentati nelle loro versioni archetipiche, e questo forse potrebbe causare una mancanza di immedesimazione da parte dei lettori. Se nel secondo episodio, però, la figura di Iolao (nipote di Eracle) ricorda quella dei classici sidekick dei supereroi (con i quali condivide, in parte, il ruolo all'interno della storia), ci si è tenuti invece lontani dalle soluzioni (grafiche e narrative) tipiche del fumetto giapponese (in cui spesso si trasfigurano i personaggi per renderli più "amichevoli" o cool, e quindi più carismatici per un giovane lettore).


Anche il disegno sembra seguire questa direttiva, attraverso la scelta di una linea chiara di semplice lettura, senza stilizzazioni alla giapponese né esagerazioni anatomiche all'americana, in cui i colori svolgono anche un'essenziale funzione caratterizzante (oltre che di riempimento, perlomeno nel primo numero, in cui gli sfondi sono quasi totalmente assenti). In questo modo i personaggi risultano ben definiti e sicuramente dotati di un'aura "mitica" e possente.
Realismo, quindi, che può ricordare quello delle storie del Giornalino, se vogliamo rimanere in ambito di fumetto per ragazzi, ma privo di quel gusto fortemente vintage che caratterizza queste ultime (senza voler intendere un'accezione negativa per questa espressione). In parte per l'utilizzo di un layout all'americana, quindi più dinamico e talvolta cinematografico, in parte per l'impostazione dei racconti, incentrati sull'azione tout court, con preamboli e spiegazioni intermedie confinati all'interno di didascalie sporadiche e succinte, che non risultano mai ridondanti. A ulteriore conferma, quindi, di come conti più l'intrattenimento che la didattica.
Le storie risultano quindi scorrevoli, anche grazie a sceneggiature ottimamente ritmate, con layout e inquadrature tutt'altro che ripetitivi, dialoghi mai fuori luogo (anche se poco brillanti) e stacchi narrativi ben strutturati.
Questo è, in ogni caso, un tipico prodotto creato a tavolino, per il quale è quindi più importante la valutazione quantitativa rispetto a quella qualitativa. Aspettiamo dunque che trapelino i primi dati di vendita, per una reale indicazione!

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