
Di contro, ieri ho finito di leggere il secondo Dylan Dog Color Fest, che fa capire come il personaggio negli ultimi tempi sia diventato forse un po' troppo stantìo, costretto a recitare sempre la stessa commedia, con gli stessi trucchi narrativi, con le stesse battute e le stesse citazioni. Ma andiamo per ordine con le storie contenute in questo volume:
- Il pianeta dei morti di Alessandro Bilotta e Carmine Di Giandomenico è la storia sicuramente più originale tra le 4 presenti nel volume. Ambientata nel futuro, gioca però troppo con i clichè del personaggio, sotto ai quali rimane una trama forse un po' troppo povera, a conferma di quanto dicevo poco sopra. I disegni, però, sono ottimi, pur non riuscendo a vedere Carmine su un'altra storia di Dylan che non sia questa.
- Videokiller di Paola Barbato e Angelo Stano è invece una storia interessante, forse troppo cervellotica, dato che bisogna rileggerla un paio di volte per

- Il mago degli affari di Pasquale Ruju e Nicola Mari è il peggio del peggio. La trama è inconsistente e banale, senza guizzi e per giunta con un retrogusto molto forte di "vetusto". Mari a colori è invece un'eresia che si sarebbe potuta evitare.
- L'inferno in terra di Giovanni Gualdoni e Roberto De Angelis è infine la storia che mi è piaciuta di più. Sebbene venata di una retorica un po' troppo marcata, è comunque ben costruita, ben ritmata e ricorda (da lontano) le narrazioni oniriche di Sclavi, che a me piacciono molto. Ottimo anche De Angelis, pulito ed espressivo come sempre.
Nel complesso, quello che mi ha deluso di più, è, come già l'anno scorso, il fatto che la presenza del colore sia solo una semplice aggiunta commerciale, non un qualcosa su cui poter giocare anche a livello narrativo, come per esempio ha fatto (in maniera esemplare) Alfredo Castelli su Martin Mystère in un paio di occasioni (mi riferisco ai numeri 100 e 200 della serie regolare dedicata al personaggio, intitolati rispettivamente Di tutti i colori! e Lo spettro della luce).
Se desiderate leggere un'opinione leggermente diversa, proprio oggi è stata messa online su Comicus.it la recensione di questo volume dall'orrida grafica di copertina, scritta da Giovanni La Mantia.
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