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venerdì 20 gennaio 2012

La Top 10 dei fumetti del 2011

Ed eccomi giunto all'ultima classifica delle cose migliori del 2011. Dopo la musica, passo ai fumetti (inediti). Gli scorsi anni non me ne ero mai occupato qui sul blog, più che altro perché mi decidevo troppo tardi a capire cosa metterci. Quest'anno, invece, ho già le idee molto chiare.

10
Tex 609-610 di Gianfranco Manfredi e Giovanni Ticci/ Color Tex 1 di Mauro Boselli e Bruno Brindisi (Sergio Bonelli Editore)


La dimostrazione di come, in mano a due sceneggiatori più che capaci, anche un personaggio come Tex possa ancora divertire tanto e risultare fresco e contemporaneo. La storia di Manfredi regala ritmi narrativi d'alta scuola (e un Ticci spettacolare), quella di Boselli personaggi che abbandonano l'eterna monolicità per mostrare sfaccettature inedite del proprio carattere.

9
Rat-Man 82-85 di Leo Ortolani (Panini Comics)


C'è chi dice che non fa più ridere come una volta. Se il risultato è quello di queste storie, sagaci, irriverenti e ottimamente compiute su diversi livelli di lettura, non è che m'importi più di tanto! Perché le storie di Ortolani, nonostante possano sembrare "semplici" parodie, in realtà nascondono molto altro. E poi l'autore riesce a padroneggiare con sempre maggiore maestria il fumetto, inteso come mezzo narrativo.

8
Beta 1 di Luca Vanzella e Luca Genovese (Bao Publishing)


Non solo un omaggio ai robottoni di Go Nagai, ma una rivisitazione in chiave post-moderna dell'opera del maestro giapponese, sgrassata di alcuni elementi da "sospensione dell'incredulità" per essere calata in un contesto più realistico. Avvincente dalla prima all'ultima pagina e disegnato come meglio non potrebbe essere, come un manga, ma con una forte impronta italiana.

7
Fantastici Quattro: Tre di Jonathan Hickman e Steve Epting (Panini Comics)


Hickman è riuscito a riportare sulle pagine dei Fantastici Quattro, allo stesso tempo, grandeur cosmica e atmosfere famigliari corali: due dei capisaldi storici della serie. Con Tre, inoltre, è riuscito a tenere il lettore in tensione fino alla fine con una sceneggiatura perfetta. E Steve Epting è diventato uno dei migliori disegnatori americani della scena attuale, cupo ed essenziale quanto basta.

6
Trama di Ratigher (GRRRzetic Editrice)


Nato probabilmente con poche pretese, Trama racconta una storia avvincente, in cui i personaggi sono vittime, più che di un qualche assassino (comunque presente), del proprio destino, rappresentato dalla trama horror della storia, da cui, loro malgrado, non possono sfuggire. Una trama, appunto, claustrofobica e ineluttabile, che non lascia scampo ai personaggi così come ai lettori.

5
Irene e i clochard di Ruppert & Mulot (Canicola)


Un'opera quasi teatrale, sospesa tra il reale e il surreale, in grado di raccontare la vita di una ragazza con crudezza e allo stesso tempo delicatezza, attraendo e appassionando il lettore tramite i vuoti (grafici e narrativi) che caratterizzano la storia. La più piacevole sorpresa dell'anno, per quanto mi riguarda.

4
The Walking Dead volumi 9-10 di Robert Kirkman e Charlie Adlard (saldaPress)


Una serie sconvolgente, spiazzante, che prende allo stomaco fino alle viscere e lascia spesso il magone. Una di quelle poche opere per le quali la frase "niente sarà più come prima" ha davvero senso. Qui la tensione narrativa funziona davvero, all'opposto della noiosa serie televisiva, forse anche grazie alle atmosfere create dal bianco e nero di Adlard.

3
Polina di Bastien Vivès (Black Velvet Editrice)


Chi l'avrebbe mai detto che una storia sulla danza classica potesse coinvolgermi così tanto? Il talento di Bastien Vivès sembra aver raggiunto la piena maturità, sia narrativa che grafica. Un vero e proprio romanzo di formazione che descrive la ricerca di una propria identità da parte della protagonista, una talentuosa ballerina, segnata da un bianco e nero minimalista ma raffinato e spietato, che si esalta nelle gestualità e nelle espressioni quotidiane.

2
Habibi di Craig Thompson (Rizzoli-Lizard)


Romantico, mistico, appassionante... Habibi è questo e anche altro. Una storia d'amore dai presupposti decisamente peculiari, caratterizzata da un forte simbolismo e ambientata in un'epoca senza tempo, con atmosfere che richiamano in modo evidente Le mille e una notte e che scavano a fondo nelle radici comuni tra cristianesimo e islamismo. Una buona sostanza incorniciata da una forma eccezionale: le matite di Thompson sono magiche, avvolgono il lettore e lo accompagnano per tutto il volume, tra ricami e giochi grafici. E poi l'autore è uno dei pochi veri eredi di Will Eisner, in grado di utilizzare in modo sapiente tutte le armi a disposizione del fumetto per raccontare la propria storia. Che tra l'altro non annoia mai, grazie alla quantità di trovate narrative sempre fresche e sorprendenti che vengono fuori, nonostante le 600 e più pagine che la compongono.

1
Asterios Polyp di David Mazzucchelli (Fandango/Coconino Press)


Fumetto dell'anno, del decennio, forse anche del secolo! Usando come base una tipica storia di formazione da grande romanzo americano, con un protagonista tormentato alla ricerca di se stesso, Mazzucchelli ha costruito un'architettura di segni, colori e parole realizzabile solo sotto forma di fumetto. E proprio come in una struttura architettonicamente perfetta, tutto ha un senso, tutto ha un significato. Un'opera che si esalta nella coerente variegatura di stili con cui viene raccontata e che trasuda storia del fumetto, pur offrendo un significativo spaccato della nostra contemporaneità, grazie soprattutto a personaggi interessanti, vividi e intensi. Un libro, insomma, che non si esaurisce alla prima lettura, ma che va riletto, esaminato, destrutturato, rimesso in discussione, senza tregua. Capolavoro.

Per concludere, mi piacerebbe citare altri fumetti che non hanno trovato spazio in questa classifica (dovevo pur pormi un limite), ma che ho apprezzato comunque molto. Ecco quindi L'inverno del disegnatore di Paco Roca (Tunué), Capire Israele in 60 giorni (o anche meno) di Sarah Glidden (Rizzoli-Lizard), Q and A di Mitsuru Adachi (Star Comics), Zombie Gay in Vaticano di Davide La Rosa e Vanessa Cardinali (autoprodotto), Gundam Origini di Yoshikazu Yasuhiko (Star Comics), il Capitan America di Ed Brubaker (Panini Comics) e il Batman di Grant Morrison (Planeta DeAgostini).

All'anno prossimo!

giovedì 10 novembre 2011

Lo strano intreccio tra David Hajdu e Michael Chabon

Questo è un post che avrei voluto scrivere diversi mesi fa, prima dell'estate, e che forse ora risulterà un po' datato, anche perché si parla di due libri che ho letto anche con un po' di ritardo sull'uscita (di alcuni mesi il primo, di diversi anni il secondo). Due libri totalmente diversi tra loro, ma che casualmente letti uno dietro l'altro hanno dimostrato di avere qualcosa di evidente in comune.
Il primo di questi due testi è un saggio storico scritto da un critico musicale (e professore universitario) del New Jersey, David Hajdu, e si intitola Maledetti fumetti! (l'edizione italiana, curata da Marco Pellitteri, è stata edita da Tunué). Tramite l'analisi di documenti e la raccolta di interviste (per lo più realizzate di prima mano), Hajdu ricostruisce la storia del fumetto americano tra gli anni Quaranta e Cinquanta, in cui ci fu l'ascesa e, in rapida successione, anche il declino di un tipo di fumetto, horror o poliziesco, alternativo a quello supereroico che aveva caratterizzato la Golden Age. Declino dovuto alle campagne denigratorie contro i comic book, che in molti ritenevano potessero plagiare le menti dei giovani lettori.


In particolare, quindi, si parla dell'epopea della EC Comics di William Gaines, che diede spazio alla creatività dei migliori autori dell'epoca: Harvey Kurtzman in primis, ma anche Al Feldstein, Joe Orlando, Wally Wood e tanti altri.
Anche se più di qualche informazione presente nel libro era già nota, questo saggio è fondamentale perché fornisce numerosi retroscena inediti e allo stesso tempo offre un'analisi dettagliata, approfondita e organica dell'argomento. E mi ha letteralmente conquistato, anche perché è scritto talmente bene da risultare appassionante come un romanzo, con gli autori di fumetti come ineluttabili protagonisti. Del resto, poi, le vicende raccontate forniscono un interessante punto di vista sulla società americana dell'epoca, già segnata dalla caccia alle streghe del senatore Joseph McCarthy, di cui queste furono una "antipatica" estensione.
Il secondo "tomo" di cui voglio parlare è, invece, proprio un romanzo, costruito su diversi livelli di lettura, uno dei quali, quello delle vicende storiche, talmente approfondito da dare al tutto la valenza di un saggio. Mi riferisco a Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay, del romanziere americano Michael Chabon (uscito in diversi edizioni, io ho letto quella pubblicata nel 2009 da Rizzoli sotto l'etichetta BUR, di cui potete vedere la copertina qui sotto).


La storia è incentrata su due talentuosi autori di fumetti, Josef Kavalier e Samuel Klayman (meglio conosciuto come Sammy Clay), costruiti un po' su Will Eisner, un po' su Stan Lee, un po' su Jack Kirby e un po' su altre personalità, pur mostrando caratteri originali. Il romanzo prende inizio nel 1938, anno della prima pubblicazione di Superman, e attraversa tutta la Golden Age del fumetto, fino ad arrivare al 1954, alla campagna contro i fumetti dello psichiatra Fredric Wertham e alla commissione di Estes Kefauver. Ed è proprio lì che il romanzo di Chabon si intreccia con il saggio di Hajdu: Kavalier e Clay sono personaggi fittizi, ma potrebbero bensisimo essere alcuni degli autori protagonisti delle vicende reali descritte minuziosamente dal secondo.
Chabon, da evidente appassionato di fumetti, scava nelle radici ebraiche del fumetto americano e si diverte a utilizzare alcune note personalità di questo mezzo artistico come personaggi secondari o anche solo mere comparse, da Joe Simon a Martin Goodman, fornendo consistenza storica alle vicende raccontate. Talmente tanta consistenza, che il libro si è aggiudicato nel 2001 il premio Pulitzer per la narrativa.
C'è poi da considerare che Chabon sembra avere sempre in testa i fumetti: il suo stile è particolarmente descrittivo (come per una sceneggiatura) e i vuoti (di tempo) tra un capitolo e l'altro ricordano lo spazio bianco tra le vignette, in cui è il lettore a doverci infilare in modo inconscio il collegamento tra di esse.


Tanto per chiudere con un altro collegamento tra Chabon e i fumetti, come potrete notare dall'immagine qui sopra, la prima edizione italiana di Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay esibiva in copertina un disegno di Leo Ortolani, il creatore di Rat-Man, in pieno stile kirbyano.
Immagino che sia inutile aggiungere, in definitiva, che consiglio la lettura di entrambi i libri.