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mercoledì 30 gennaio 2013

Ipse dixit - I tifosi del Manchester City


“Oooh Balotelli, è un attaccante, è bravo a freccette, ha una allergia all’erba ma quando gioca è fottutamente bravo, va in giro per il Moss Side con un portafoglio pieno di soldi.”
Coro dei tifosi del Manchester City


venerdì 29 giugno 2012

Le migliori Italia-Germania della nostra vita

Gary Lineker, attaccante inglese degli anni Ottanta, diverso tempo fa disse: "Il calcio è un gioco semplice: 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti e, alla fine, vincono i tedeschi". E in effetti la Germania è sempre lì, arriva sempre in fondo. Però poi, ogni tanto, incontra l'Italia. E gli azzurri giocano una partita perfetta, come quella di ieri sera.


E' capitato così durante il mondiale messicano del 1970, allo stadio Azteca di Città del Messico, dove andò in scena quella che poi sarebbe stata definita la "partita del secolo". In campo c'era forse la nazionale italiana più forte di tutti i tempi, per una partita normale fino al novantesimo ma che poi diventò storica ("grazie" all'errore di Gianni Rivera) nei supplementari. Una partita non perfetta ma emozionante. Una partita che molti ricordano in bianco e nero (ma quello fu il primo mondiale trasmesso a colori) e che ha fatto rimanere sveglia fino a notte fonda più di mezza Italia. Dopo quello sforzo, perdemmo poi la finale con l'invincibile Brasile di Pelé, ma a distanza di più di 40 anni, conta davvero poco.


Un'altra partita storica tra Italia e Germania è ovviamente la finale dei mondiali del 1982, giocata al Santiago Bernabeu di Madrid. La partita più significativa di quel "Mundial", in realtà, forse fu quella del girone dei quarti di finale giocata contro il Brasile, con la celebre tripletta segnata da Paolo Rossi, ma la finale contro i tedeschi fu importante perché consacrò la volontà di un gruppo compatto e propose immagini e suoni indimenticabili, come l'urlo di Marco Tardelli, l'esultanza di Sandro Pertini, il "campioni del mondo" recitato tre volte dal telecronista d'allora Nando Martellini.


Nel 2006, invece, il mondiale si giocò proprio in Germania, e il 4 luglio, a Dortmund, andò in scena la seconda semifinale, tra Italia e Germania, ovviamente. I tedeschi erano sicuri di vincere, anche perché al Westfalenstadion non avevano mai perso nella loro storia. Gli azzurri invece erano in crescita e sempre più compatti. E quella partita fu l'apice del mondiale degli italiani, che poi avrebbero vinto in finale contro la Francia. Un po' per il dominio espresso per larghi tratti della partita e in particolare per gli interi supplementari (in cui Marcello Lippi spinse l'Italia all'attacco con cambi azzeccati), un po' per il gol di Fabio Grosso, un gregario più che un campione, arrivato quasi dal nulla, alla fine, quando tutti si aspettavano i calci di rigore. E a rivederlo, mi viene ancora la pelle d'oca. Sì, perché nel 1970 non ero ancora nato, nel 1982 avevo solo due anni. Quindi è quella del 2006 la "mia" Italia-Germania.


E infine c'è la partita di ieri sera a Varsavia, ultimo capitolo, per ora, di questa rivalità che ci dà sempre molte soddisfazioni. Non importa come andrà la finale contro la Spagna di domenica prossima (ma se vinciamo è meglio, ovviamente), perché questa vittoria, giocata alla perfezione dal nostro centrocampo comandato da Andrea Pirlo e suggellata da una prestazione finalmente strepitosa e decisiva di (Super)Mario Balotelli, vale un intero campionato europeo e ci rimarrà forse impressa per sempre nella mente.



martedì 10 gennaio 2012

Il presidente Cantona?

Ho già scritto in passato della mia passione per Eric Cantona. Ieri ha iniziato a circolare la notizia di una sua candidatura per le presidenziali francesi.
In realtà (come fa notare anche Il Fatto Quotidiano), si tratta forse solo di una sua "presa in giro", di un tentativo di sensibilizzare gli altri candidati verso alcuni temi come la povertà e soprattutto il problema degli alloggi (vedete il video contenuto all'interno dell'articolo citato per capire meglio di cosa sto parlando).

In ogni caso, voi non lo votereste uno che sapeva fare cose così?


Vi terrò aggiornati.

martedì 25 ottobre 2011

Come Zeman c'è solo Zeman

Nella mia breve vita, non ricordo un'altra persona nel mondo del calcio così intelligente, sinceramente sfacciata e dotata di una fine auto-ironia come Zdeněk Zeman.
Senza contare che si tratta anche di un allenatore preparatissimo, che probabilmente non ha ricevuto quel che meritava per cause esterne al vero gioco del calcio (non bisogna mai mettersi contro i potenti). Però Zeman è diventato comunque una leggenda, si è sempre rimesso in discussione, anche ripartendo da piccole società, ed è impossibile non tifare per lui, anche grazie al gioco spregiudicato e divertente che mette in campo.


Se a Natale vorrete farmi un regalo, quindi, il cofanetto della minimum fax che contiene due documentari e un libro a lui dedicati sarebbe molto ben gradito.


Io ho visto il primo dei due documentari, Zemanlandia, che era già uscito alcuni anni fa, e merita davvero di essere visto dagli appassionati, davvero una bella rappresentazione di quello che fu il "Foggia dei miracoli", una delle più belle esperienze del calcio moderno.

mercoledì 22 giugno 2011

Il giorno in cui Maradona divenne leggenda

Il 22 giugno di 25 anni fa, presso lo Stadio Atzeca di Città del Messico, andò in scena una partita che ha fatto la storia del calcio.
Quel giorno, davanti a quasi 115.000 spettatori, Argentina e Inghilterra si giocarono l'accesso alle semifinali del mondiale messicano. Si affrontavano due filosofie calcistiche diverse, ma anche due nazioni da poco uscite dalla Guerra delle Falkland. L'Argentina, uscita sconfitta dal conflitto, cercava perciò rivalsa sul campo di calcio.


Il primo tempo finì senza reti, ma all'inizio del secondo parziale Diego Armando Maradona iniziò il suo show. Al 51° minuto, il fuoriclasse argentino prese palla sulla tre quarti, dribblò tre giocatori avversari e chiese la triangolazione al compagno Jorge Valdano. La palla però finì sui piedi del difensore avversario Steve Hodge, che la rinviò goffamente verso il suo portiere, il leggendario Peter Shilton. Maradona però si inserì, anticipò Shilton e, colpendo la palla con un pugno, fece gol. L'arbitro convalidò e un popolo intero pensò che quello fosse un bel modo per battere gli odiati inglese. A fine partita il calciatore dichiarò che questo gol era stato segnato "un poco con la cabeza de Maradona y otro poco con la mano de Dios".


Dopo soli quattro minuti, però, Maradona pensò bene di farsi ricordare ancora meglio dagli inglesi. Prese palla nella sua metà campo, girò su se stesso per liberarsi di due avversari, lanciò la palla in avanti e partì in velocità. In dieci secondi El Pibe de Oro percorse sessanta metri, diretto verso la porta avversaria. Con undici morbidi tocchi di palla superò cinque giocatori avversari (nell'ordine, Glenn Hoddle, Peter Reid, Kenny Sansom, Terry Butcher e Terry Fenwick), con una finta eccezionale mise a sedere Shilton e infine infilò in rete, per quello che poi è stato eletto, senza possibilità di obiezioni, il Gol del Secolo. Una sintesi perfetta di classe e potenza, una danza appassionante a cui tutti gli altri poterono solo assistere, compagni di squadra e avversari compresi.


Per la cronaca, l'Argentina vinse quella partita 2-1 e, dopo essersi sbarazzata del Belgio con un'altra doppietta fantastica di Maradona, il 29 giugno conquistò il suo secondo titolo mondiale battendo in finale la tenacissima Germania Ovest.
E Diego Armando Maradona, il miglior giocatore di calcio della storia, divenne una leggenda.


domenica 29 maggio 2011

Io però tifavo Manchester United

Sia chiaro: ha vinto la squadra più forte e anche quella che ha meritato di più nel corso della partita (erano anni che una squadra non dominava così), ma ieri sera, nella finale di Champions League tra Barcellona e Manchester United, io tifavo per quest'ultima.


Un po' perché ho sempre avuto simpatia per il Manchester, grazie alla passione per alcuni giocatori che ne hanno vestito la maglia, da George Best a Ryan Giggs,  passando per Eric Cantona (del quale parlavo anche qui). Ma anche perché ho sempre apprezzato il calcio di Alex Ferguson, che riesce a proporre sempre squadre molto compatte, con giocatori disposti a sacrificarsi in tutte le fasi di gioco (basti vedere il tipo di partita giocata anche ieri sera da Wayne Rooney). Giocando spesso bene anche senza bisogno di spiccate individualità, che sono sempre e comunque al servizio del gioco.


Dall'altra parte, invece, c'era una squadra insopportabilmente "simpatica". Chiamatemi bastian contrario, ma non mi piacciono i luoghi comuni, e ormai il Barcellona del bel gioco, della "cantera" e del fair play, per quanto lo è diventato a pieno titolo, finendo per nascondere ipocritamente alcune "stranezze". In primo luogo, il fatto che i giocatori blaugrana non siano poi così corretti come vogliono far credere. José Mourinho ultimamente l'ha sottolineato più volte. In modo troppo acceso e colorito, come suo solito, però, sotto sotto, non ha tutti i torti: simulazioni, modi di fare arroganti... per i neo-campioni d'Europa sono cose all'ordine del giorno.
Senza contare che la squadra negli ultimi anni è stata parecchio agevolata dagli arbitri. Clamorosa fu la vittoria scippata in semifinale al Chelsea nella Champions League del 2008/2009 (poi vinta). Ma anche lo scorso anno con l'Inter qualche scelta arbitrale, soprattutto nella partita di ritorno, lasciò perplessi, nonostante poi la squadra italiana avesse passato il turno.


E poi c'è la questione doping, che da metà anni Novanta ciclicamente rispunta fuori. Di certo in Spagna la lotta al doping non è particolarmente efficace come in altri Paesi (Francia su tutti). Pur volendo lasciare da parte un tipo sicuramente poco affidabile come Eufemiano Fuentes (che potrebbe aver avuto legami anche con alcune squadre di calcio), di certo ci sono altre vicende che dovrebbero far pensare. Mi riferisco per esempio all'innaturale crescita muscolare avuta da Lionel Messi (senza dubbio il più forte giocatore del mondo in questo momento) qualche anno fa tra una stagione e l'altra (così come era avvenuto un decennio prima con Ronaldo), fatto che sarebbe alla base dei continui infortuni muscolari del giocatore, dato che la muscolatura non è cresciuta di pari passo a quella ossea.


La mia sarà anche facile dietrologia, ma a me questi spagnoli stanno sinceramente antipatici.

mercoledì 25 maggio 2011

And the winner is...

Se Barack Obama ha vinto il Premio Nobel per la Pace e Lionel Messi il Pallone d'Oro 2010... perché allora Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale, non può vincere il Premio Hemingway sezione giornalismo per l'attività svolta nel corso dell'ultimo anno?


Tutto vero, anche se Repubblica e Corriere (da bravi quotidiani comunisti) hanno cercato di oscurare la notizia.
Ah, un attimo... a dispetto del nome altisonante, a giudicare dall'albo d'oro del premio, l'eccezione non è costituita da Sallusti, ma piuttosto da Gianni Brera, Enzo Biagi, Curzio Maltese e pochissimi altri, dal 1985 a oggi. Nulla di cui stupirsi... in fin de' conti è come se Tiziano Ferro vincesse un MTV Music Award.

lunedì 27 dicembre 2010

La vasectomia dell'informazione

Non so perché, ma un paio di giorni fa ho letto una notizia che mi ha fatto riflettere sul pessimo stato di salute del giornalismo.

Copio e incollo dal sito della Gazzetta dello Sport:

SAN PAOLO, 26 dicembre 2010 - Ronaldo ha rivelato di aver fatto una vasectomia o, come ha detto al quotidiano brasiliano Folha de S.Paulo, "ho chiuso la fabbrica di figli". Il Fenomeno è padre di Ronald, 10 anni, figlio di Milene Domingues, di Alex (5 anni), frutto di un rapporto occasionale con Michelle Umezu quando si trovava in Giappone per un'amichevole con il Real Madrid nel 2004, di Maria Sophia (2 anni) e Maria Alice (nove mesi), avute dalla moglie attuale, Bia Anthony.
STOP — Curiosamente, Ronald e Maria Alice sono nati il 6 aprile, e Alex l'8 aprile. Alex è stato riconosciuto da Ronaldo solo quest'anno, dopo che Michele Umezu (brasiliana di origine giapponese che in Giappone faceva la cameriera in un bar) ha ottenuto in tribunale il riconoscimento della paternità. "È un peccato che abbiamo perso questi anni di convivenza, però Michelle è andata direttamente in tribunale senza farmi sapere niente, e la giustizia è molto lenta, così ci siamo conosciuti solo adesso - ha detto Ronaldo al quotidiano -. Mio figlio è entrato a far parte della famiglia nel modo più naturale, e adesso siamo una famiglia ancora più grande. Però adesso basta, così ho deciso di chiudere la fabbrica".
PELE' STORY — Anche Pelè, dopo qualche paternità "imprevista", molti anni fa decise di sottoporsi ad intervento per rendersi sterile. Poi però se ne pentì, al punto da ricorrere all'inseminazione artificiale per ingravidare la seconda moglie, da cui poi ebbe, grazie a questo metodo, due gemelli.
Gasport

Se vogliamo parlare di calcio, facciamolo per bene:


mercoledì 8 dicembre 2010

Cantona, il calcio e la rivoluzione

Avete presente Eric Cantona? Sì, proprio lui, uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi.


Classico esempio di "genio e sregolatezza", giocatore dal talento straordinario e dal carattere indomabile. Uno in grado di prodezze del genere, per essere espliciti.


(i Doves in sottofondo ci stanno benissimo, tra l'altro)

Eric non si è mai trattenuto dal dire la sua, e per fortuna, oserei dire, considerando che si tratta di uno dei pochi calciatori con delle idee (sinistrorse, nel suo caso). Lo dimostra anche questo video, che negli scorsi giorni ha girato parecchio per la rete.


Un'idea semplice e forse banale, che però ha assunto forza perché uscita dalla sua bocca. E infatti molti si sono organizzati tramite i social network per raccogliere la sua idea, in Francia così come in Italia, fissando per il 7 dicembre (cioè ieri) la data per recarsi in banca a ritirare tutti i propri i soldi. Ora, a giudicare da quanto oggi il centro di Bologna fosse brulicante di gente intenta a fare shopping, direi che l'operazione non ha avuto un grande successo. Però Eric rimane comunque un grande e la sua opinione è davvero sensatissima, anche considerando quanto le crisi economiche che si stanno susseguendo in tutto il mondo stanno a dimostrare, cioè che il sistema capitalistico ha decisamente fallito.

Visto lo spunto del post, non voglio perdere infine l'occasione per linkare anche un altro video, tratto dal bel film di Ken Loach (un altro bel rivoluzionario) intitolato Il mio amico Eric. Eh sì, l'Eric del titolo è proprio Cantona. Il film è una dichiarazione d'amore nei confronti di questo talento incredibile, che ha infiammato per anni i tifosi del Manchester United. Ma è anche una delle più belle pellicole dedicate al calcio che io abbia mai visto. In particolare, questo video illustra secondo me molto bene perché il calcio sia considerato il gioco più bello del mondo.


Il calcio attuale è noioso, senza romanticismo e per nulla sorprendente. E a parlare non è di certo uno solitamente nostalgico. Colpa dei troppi soldi che circolano nell'ambiente, potrebbe asserire qualcuno. Probabile. In ogni caso, penso sempre più spesso che ci vorrebbe proprio una rivoluzione.

domenica 21 febbraio 2010

Niente di strano

Altro che conflitto d'interessei, precarietà, violazione dei diritti civili, xenofobia, impoverimento culturale, censura, disparità sociali, scuola e università ridotte allo sfascio...
In Italia, le cose importanti per cui indignarsi sono soltanto due. Il calcio...



...E Sanremo (non la musica, badate bene, ma proprio Sanremo, che sono due cose diverse).



Eh sì... Aveva proprio ragione Corrado Guzzanti, qualche anno fa.


martedì 8 dicembre 2009

Il tostapane della settimana #21

Vi piace il calcio? Per che squadra fate il tifo? Milan, Juventus, Roma, Cuoiocappiano... Caspita, tra voi non c'è nessun tifoso del Saint-Etienne? Peccato, perché se ci fosse stato avrebbe apprezzato particolarmente il tostapane di questa settimana.

Allez les Verts!

venerdì 4 luglio 2008

Giriamo il dito nella piaga...

Durante gli Europei di calcio conclusi domenica scorsa, questo blog non esisteva ancora, perciò non ho potuto raccogliere tutto il meglio che la rete ha offerto in proposito. Una cosa però non me la voglio lasciar scappare e quindi ve la propongo, seppur in ritardo. Mi riferisco a un'immagine realizzata dal noto sceneggiatore di fumetti Diego Cajelli e postata sul suo blog dopo Italia - Romania (ma in realtà è associabile a qualsiasi partita giocata dall'Italia). Cliccateci sopra per allargarla.