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lunedì 4 luglio 2011

Indignazione ad alta velocità

Sono indignato per le cariche della polizia, in Val di Susa, mirate a zittire il dissenso, come ormai è pratica comune, in Italia, da una decina d'anni a questa parte. Sono indignato per i metodi delle forze "dell'ordine", che lanciano lacrimogeni ad altezza d'uomo e torturano i malcapitati che passano sotto le loro mani (perché il potere dà alla testa, si sa).
Sono indignato anche per le reazioni di quotidiani e partiti, di qualsiasi schieramento, pronti a colpevolizzare gente che vuole solo difendere il proprio territorio in nome degli interessi di pochi, appoggiando le versioni ufficiali, senza rendersi conto che ormai è facile venire sbugiardati da un video (forse è per questo che vogliono censurare il web, no?).


Mi viene naturale ovviamente esprimere solidarietà per i ragazzi rimasti coinvolti e feriti per mano di tali bestie, ma la cosa che mi perplime di più è la totale mancanza di rispetto per i diritti civili dell'uomo. Ieri è capitato in Val di Susa così come poco meno di 10 anni fa era capitato a Genova. E sarebbe troppo semplicistico addossare il problema a poche teste calde.
Direi che il video che segue, che sta facendo il giro della rete, descrive al meglio quanto successo ieri.


Per quanto la vicenda nel complesso sia davvero allucinante, a colpirmi di più è il fatto che si siano fermati solo perché ci fossero intorno le telecamere, e non per altro. Perché questi "poverini" non hanno avuto la stessa fortuna degli assalitori di Federico Aldrovandi o di Stefano Cucchi, quella di ritrovarsi senza nessuna ripresa video che potesse condannarli, ahiloro.
E in questo clima mi tornano alla mente le parole di un brano di Frankie HI-NRG del 1993, Libri di sangue.


mercoledì 15 luglio 2009

Colpa cosciente

Soltanto una settimana fa parlavo della sentenza del caso Aldrovandi... E ieri è stata pronunciata la sentenza per l'omicidio di Gabriele Sandri, il tifoso della Lazio ammazzato in un autogrill dall'agente di polizia Luigi Spaccarotella, condannato a 6 anni di carcere, per omicidio colposo (quindi senza dolo, cioè non volontario, anche se in questo caso si parla di colpa cosciente, che non è facile da distinguere dal dolo eventuale, se ricordo ancora qualche nozione di diritto penale).
Beh... non credo che ci sia da aggiungere qualcosa a quanto ho già scritto in quell'occasione. Anzi, sì. Mi fa schifo che a mostrare solidarietà e sdegno alla famiglia di Gabriele sia stato il sindaco di Roma Alemanno. E che tra i ragazzi arrestati per aver manifestato il proprio dissenso ci siano degli esponenti della estrema destra romana. La sinistra ha davvero le ossa rotte... e le lotte per il garantismo si sono trasformate in qualcosa di realmente grottesco, che tende ad assomigliare sempre di più all'eversione fascista.

mercoledì 8 luglio 2009

Giustizia per Federico?

"Giustizia" non è una parola che mi piace molto. La ricollego a un qualcosa di aleatorio e sfuggente. Forse è una parola troppo netta per essere utilizzata con la giusta cognizione di causa. Fatto sta che due giorni fa, come tanti altri, sono rimasto in attesa di conoscere la sentanza del processo relativo all'omicidio, commesso da quattro poliziotti, del diciottenne ferrarese Federico Aldrovandi. Tre anni e sei mesi a ciascuno dei poliziotti, accusati di eccesso colposo nell'omicidio colposo, tra gli applausi dei famigliari di Federico.
E' da allora però che mi frulla in testa un pensiero... Si è trattato davvero di una sentenza giusta? E' stata davvero fatta giustizia? Probabilmente la famiglia di Federico ha effetivamente trovato giustizia, ma se un ragazzo viene ammazzato di notte, da dei poliziotti esaltati, senza un briciolo di motivazione, il problema è a monte. E' culturale, è politico, è sociale... Perciò non mi sento di dire che è stata fatta giustizia, perché di casi come quello di Aldrovandi ce ne sono in continuazione, purtroppo, anche se i mezzi di comunicazione non ne parlano, a meno che non ci scappi il morto, come in questo caso o in quello di Carlo Giuliani.
Non me la sento neanche di dire che si tratta di un piccolo passo in avanti, perché, in fondo, in questo caso, era obiettivamente difficile trovare un modo per non far ricadere la colpa sui poliziotti, così come è avvenuto, per esempio, durante il processo per "l'omicidio" del succitato Carlo Giuliani.
E allora ecco che secondo me le parole di Ascanio Celestini in un suo monologo rimangono intatte. La divisa non si processa. Punto e basta.