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giovedì 10 maggio 2012

Diaz - Don't clean up this blood

Diaz - Don't clean up this blood di Daniele Vicari è davvero un pugno nello stomaco! Probabilmente non racconta nulla che non sia già stato scritto o detto, ma un conto è leggere o sentire i racconti di certe vicende, un conto è vederle rappresentate.


Non è tanto per le scene più "splatter", poche, quanto per la crudezza del racconto, che ti spinge a chiederti quanto di quello messo in scena sia reale o romanzato, tra situazioni surreali e dialoghi allucinanti. E purtroppo è tutto vero, ben documentato e ripreso dai verbali dei processi riguardanti i fatti avvenuti nella scuola Diaz e nella caserma del Bolzaneto durante e dopo il G8 di Genova del 2001, dove manifestanti, giornalisti e avventori occasionali subirono vere e proprie torture.
Nonostante il realismo del racconto, Diaz rimane comunque più film che documentario, grazie alle microstorie di tanti personaggi (inventati) inseriti nel contesto storico, che contribuiscono anche a dare una maggiore profondità emotiva al lungometraggio.


Prima di vederlo, in effetti, mi chiedevo a cosa potesse servire un film rivolto probabilmente quasi solo a chi quelle vicende le conosceva già, ma Diaz si offre principalmente come un'opera di intrattenimento e non documentativa. Un'opera realistica, disturbante, che richiede molta attenzione, certo, ma che appassiona e che non annoia mai, nonostante le due ore abbondanti.
L'unico difetto che mi viene in mente (ma ce ne saranno sicuramente altri, magari dal punto di vista tecnico, che non sono stato in grado di notare) è quello di aver voluto mettere troppo in risalto il lato umano dei singoli poliziotti, con i loro pregi e difetti, pur nella loro mostruosità, mettendoli in primo piano rispetto agli altri personaggi. Un modo, forse, per cercare di mitigare possibili polemiche (che in effetti non sono mancate).


lunedì 4 luglio 2011

Indignazione ad alta velocità

Sono indignato per le cariche della polizia, in Val di Susa, mirate a zittire il dissenso, come ormai è pratica comune, in Italia, da una decina d'anni a questa parte. Sono indignato per i metodi delle forze "dell'ordine", che lanciano lacrimogeni ad altezza d'uomo e torturano i malcapitati che passano sotto le loro mani (perché il potere dà alla testa, si sa).
Sono indignato anche per le reazioni di quotidiani e partiti, di qualsiasi schieramento, pronti a colpevolizzare gente che vuole solo difendere il proprio territorio in nome degli interessi di pochi, appoggiando le versioni ufficiali, senza rendersi conto che ormai è facile venire sbugiardati da un video (forse è per questo che vogliono censurare il web, no?).


Mi viene naturale ovviamente esprimere solidarietà per i ragazzi rimasti coinvolti e feriti per mano di tali bestie, ma la cosa che mi perplime di più è la totale mancanza di rispetto per i diritti civili dell'uomo. Ieri è capitato in Val di Susa così come poco meno di 10 anni fa era capitato a Genova. E sarebbe troppo semplicistico addossare il problema a poche teste calde.
Direi che il video che segue, che sta facendo il giro della rete, descrive al meglio quanto successo ieri.


Per quanto la vicenda nel complesso sia davvero allucinante, a colpirmi di più è il fatto che si siano fermati solo perché ci fossero intorno le telecamere, e non per altro. Perché questi "poverini" non hanno avuto la stessa fortuna degli assalitori di Federico Aldrovandi o di Stefano Cucchi, quella di ritrovarsi senza nessuna ripresa video che potesse condannarli, ahiloro.
E in questo clima mi tornano alla mente le parole di un brano di Frankie HI-NRG del 1993, Libri di sangue.


giovedì 11 marzo 2010

Il sangue della legalità

A volte penso che Gianbattista Vico aveva ragione, quando parlava di corsi e ricorsi storici: l'uomo è sempre uguale a se stesso, pur cambiando periodi storici e situazioni. Sarà condannato per sempre a commettere gli stessi errori, e morti come quelle di Francesco Lorusso saranno sempre vane...


Francesco Lorusso, appunto, di cui oggi ricorre l'anniversario della morte, ma anche Giorgiana Masi, Carlo Giuliani e prima ancora Giovanni Ardizzone... tutti vittime di un fascismo di stato che, purtroppo, temo che scomparirà mai. Almeno finché esisterà il "potere" e soprattutto la paura di perderlo.
Consiglio l'ascolto di questo splendido brano dei Subsonica, composto all'indomani dell'omicidio di Carlo Giuliani.