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lunedì 10 settembre 2012

Batman: Il Cavaliere Oscuro - Il ritorno

Ci sono opere il cui commento positivo è dettato più dal coinvolgimento e da altri fattori emotivi piuttosto che dalla qualità tecnica. Opere che procurano quindi soddisfazione più per i contenuti che per la forma. E Il Cavaliere Oscuro - Il ritorno è proprio una di queste. Sia chiaro, non stiamo parlando di un film realizzato con i piedi. Semplicemente di un film con pochi difetti, ma evidenti, che finiscono però in secondo piano rispetto alla grandeur messa in scena dal regista Christopher Nolan e dai suoi collaboratori.


Difetti presenti principalmente nella sceneggiatura e nel montaggio, visto che la scansione temporale degli eventi funziona spesso male e che nella trama ci sono un paio di forzature piuttosto evidenti.
Per il resto, si tratta di 165 minuti che scorrono in modo avvincente e appassionante, grazie soprattutto al lavoro sui personaggi. Questo terzo capitolo della trilogia di Nolan, infatti, è molto più corale dei precedenti, incentrati sulla crescita di Batman, il primo, e sul triangolo fra l'Uomo Pipistrello, il Joker e Harvey Dent, il secondo. In questo caso, invece, i comprimari riescono a ritagliarsi molto più spazio. Ed ecco così emergere la figura tormentata del Commissario Gordon, interpretato ancora una volta dal solito, grande, Gary Oldman, accanto al quale non sfigura la new entry Joseph Gordon-Levitt, nei panni del giovane detective John Blake, che quasi, a un certo punto, sembra diventare il vero protagonista della storia.


E poi ci sono i due "cattivi" della situazione, sui quali prima della visione ero piuttosto scettico. In primis perché non mi convinceva il ruolo di Bane come antagonista principale, forse perché memore della sua rappresentazione nel pessimo Batman & Robin di Joel Schumacher, forse perché non si tratta di certo di un personaggio di primo piano, visto come sia sempre risultato avulso dall'universo di Batman più classico, quello popolato dai Joker e dai Due-Facce, personaggi dicktracyani e con una forte spinta psicologica dietro. E invece è proprio questo che gli ha permesso di calarsi benissimo nelle atmosfere costruite da Nolan. In uno scenario alla No Man's Land (saga a fumetti del 1999), Bane diventa un perfetto alfiere dell'anarchia e del caos, tra l'altro molto ben interpretato dal bravo Tom Hardy (che, avendo recitato già in passato ruoli piuttosto "fisici", si trova molto bene a portare sullo schermo un personaggio reso inespressivo dalla maschera), e il perfetto strumento di collegamento con il primo capitolo della trilogia (cosa che a un personaggio con alle spalle una storia e una caratterizzazione più definita non sarebbe riuscita così bene, forse).


Ero prevenuto anche nei confronti di Anne Hathaway, che, pur apprezzando molto fisicamente, non riuscivo a visualizzare bene nel ruolo di Catwoman, per la quale invece avrei preferito una donna più matura e passionale. E anche qui ho dovuto ricredermi. L'universo nolaniano, infatti, più tendente alla fantascienza che al grottesco, è di certo più adatto a una Donna Gatto più conturbante che "porca" (se mi passate il termine). E a renderla tale è anche il costumino vintage, alla Julie Newmar, che indossa (senza contare le numerose inquadrature dalle "spalle", soprattutto quando il personaggio è in moto).
Peccato però che i personaggi siano doppiati tutti piuttosto male, in particolare Bane (dall'attore Filippo Timi), caratterizzato da un tono eccessivamente enfatico ed "effettato" inspiegabilmente lontano da quello della versione originale (in cui la voce è semplicemente quella di un uomo con una mascherata davanti alla bocca).


La cosa che mi ha entusiasmato maggiormente, comunque, è che questo film, per quanto in sé sia molto bello, acquisisce valore se accostato ai due precedenti. Sì, perché fornisce compiutezza all'intera trilogia, cosa alquanto inaspettata se si considerano i prodotti simili precedenti, e fa risaltare ulteriormente il valore di Batman Begins e Il Cavaliere Oscuro (come se ce ne fosse bisogno), visto che mette in chiaro il fatto che ogni episodio di questa saga è un piccolo passo verso il grande finale. Un lungo percorso apprezzabile in ogni sua tappa, ma che si esalta nella sua organicità. Cosa che in nessuna delle trilogie supereroistiche (e forse anche non) precedenti era mai riuscita.
Preso singolarmente, Il Cavaliere Oscuro, tutto superbamente incentrato sul tema del "doppio" e impreziosito da un fantastico Heath Ledger/Joker, è forse il migliore dei tre, ma questo suo seguito non sfigura di certo.

giovedì 5 maggio 2011

Thor al cinema

Bel film, quello dedicato al biondo Dio del Tuono della Marvel. Epico, coinvolgente e appassionante, così come un film del genere dovrebbe essere. Avevo un po' paura di annoiarmi, visto che il fantasy solitamente mi fa questo effetto, ma questo film si addentra solo di striscio nel genere, concentrato com'è dall'inizio alla fine sull'aspetto supereroistico del personaggio. In realtà, il regista Kenneth Branagh e la sua squadra sono stati molto bravi nel mixare in modo ottimale scene d'azione con scene più tranquille, la Terra con Asgard, la serietà (a volte shakespeariana) con l'ironia.


Ho apprezzato in particolare due cose: la sceneggiatura, che è riuscita a evitare il difetto di molti film di questo genere, costretti a dilungarsi sulle origini del personaggio di turno (anche se Thor, non dovendo acquisire in alcun modo i propri poteri, partiva avvantaggiato), e l'immaginario kirbyano con cui si è scelto di rappresentare Asgard, più fantascientifico che fantasy, molto fantasioso e astratto, in grado di comunicare un'armoniosa imponenza.


Non mi è piaciuto invece il modo in cui sono stati caratterizzati i personaggi di contorno, come Sif e i Tre Guerrieri, che finiscono per avere scarsa consistenza e dimostrarsi poco più che macchiette. Del resto, però, era difficile trovare il giusto spazio per tutti in una sceneggiatura concentrata su Thor e Jane Foster, su cui però giganteggia un ottimo Tom Hiddleston nei panni di Loki, l'ennesimo cattivo che ruba la scena all'eroe di turno, come era già successo di recente, per esempio, con Heath Ledger/Joker in Il Cavaliere Oscuro.


Per quanto non sia un gran attore, poi, c'è da rilevare quanto Chris Hemsworth sia perfetto nei panni di Thor. Più che "trovato", sembra essere stato "creato" apposta per questo ruolo!
Parlando invece di "fonti di ispirazione", ho notato che gli autori hanno preso un po' dal Thor versione Ultimate di Mark Millar, abbastanza dalla lunga saga (una delle mie preferite) di Walt Simonson e un paio di idee anche dalla versione del Dio del Tuono ideata da Dan Jurgens. Si nota però molto anche la mano di J. Michael Staczynski, che di recente aveva ridato smalto al personaggio nei fumetti e che è stato giustamente chiamato a collaborare alla stesura del soggetto del film.


Insomma, Thor non è di certo tra i miei supereroi Marvel preferiti (un po' per l'aspetto spesso fantasy delle sue storie, un po' per la scarsa simpatia del personaggio in sé), ma questo film potrebbe diventare uno dei miei superheroes movies preferiti, al pari di X-Men 2, Spider-Man 2 e Il Cavaliere Oscuro (ma per stabilirlo con certezza, vorrei prima rivederlo tra qualche mese).
E il film sui Vendicatori si avvicina sempre più!

mercoledì 30 luglio 2008

Il Cavaliere Oscuro colpisce ancora!

Ieri sera sono andato a vedere Il Cavaliere Oscuro, seguito dell'ottimo Batman Begins.



Si tratta davvero di un gran bel filmone, forse un po' "sonnacchioso" nella prima parte, in cui tutti gli elementi entrano in gioco, ma realmente folgorante nella seconda, vero e proprio manifesto del genio criminale del Joker. La scena secondo me più indicativa di tutto il film è quella dell'interrogatorio del Joker (in cui tra l'altro c'è un chiaro omaggio al Killig Joke di Alan Moore), vera e propria perla stilistica del regista Christopher Nolan, comunque ottimo lungo tutto il film.
Sebbene continui a trovare inappropriato Christian Bale nei panni di Bruce Wayne/Batman, il resto del cast è (quasi tutto) eccezionale, da (ancora una volta) Gary Oldman/Jim Gordon fino a Morgan Freeman/Lucius Fox, passando per la new entry Aaron Eckhart nei panni di un Harvey Dent davvero molto realistico e ben caratterizzato. Ho lasciato da parte volutamente due altri importanti membri del cast: Michael Caine (ancora una volta nei panni di Alfred) perché, sebbene sia un grande attore, in questo caso tra l'altro in una parte che gli sembra cucita addosso, non mi è mai piaciuto; Heath Ledger semplicemente perché merita un discorso a parte.

La sua prova è davvero maiuscola e con il suo Joker riesce (come già era accaduto nel primo Batman di Tim Burton) a oscurare la figura dell'Uomo Pipistrello, ergendosi a reale protagonista della pellicola. La sua caratterizzazione del personaggio differisce enormemente da quella di Jack Nicholson di quasi venti anni fa: quest'ultimo vestiva i panni di un Joker istrionico, Ledger interpreta uno schizoide dotato di lucida follia. Certo mancano momenti come la "visita" al museo o la lunga pistola estratta dalla gamba dei pantaloni dell'opera di Burton, ma questo Joker è senza dubbio in linea con la versione più moderna, quella raccontata da Grant Morrison e Paul Dini nelle storie attualmente pubblicate da Planeta DeAgostini, per intenderci.
Detto questo, continuo comunque a trovare assurda l'idea di assegnare un Oscar postumo a Ledger, come si vocifera da tempo.