Visualizzazione post con etichetta dc comics. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta dc comics. Mostra tutti i post

sabato 23 giugno 2012

La scomparsa di un Decano (un profilo di Gene Colan)

Nel primo anniversario della scomparsa di Gene Colan, vi propongo l'articolo che lo scorso anno ho scritto per Fumo di China (con qualche ritocchino).


Inimitabile. Se questo aggettivo viene spesso associato ai grandi artisti, ad alcuni di essi calza in maniera migliore. Tra questi possiamo sicuramente annoverare Gene Colan, maestro del fumetto americano che con Jack Kirby e pochi altri negli anni Sessanta diede vita a una rivoluzione grafica che avrebbe stabilito il nuovo standard almeno per i due decenni successivi.
In realtà, quando Colan approdò alla Marvel di Stan Lee, aveva già alle spalle alcuni anni di esperienza. Dopo gli studi artistici, infatti, iniziò subito a lavorare per le case editrici maggiormente attive nell’immediato secondo Dopoguerra, tra cui Timely Comics (poi Atlas, antesignana della Marvel) e DC Comics. Da ragazzo, Colan aveva molto apprezzato la classica striscia Terry and the Pirates di Milton Caniff e fu dunque da lì, e in particolare dai giochi di luci e ombre, che decise di iniziare la propria evoluzione artistica.
Durante gli anni Cinquanta, però, per sua stessa ammissione, il giovane Colan iniziò a guardare con sempre più attenzione a un altro grande autore suo contemporaneo, Reed Crandall, diventato famoso per la sua collaborazione alle testate horror e fantascientifiche della EC Comics. Anche lo stile di Crandall era parecchio influenzato da quello di Caniff, ma più realistico e soprattutto dotato di quella fluidità nella realizzazione delle anatomie da cui Colan avrebbe attinto a piene mani, rendendola una delle sue migliori peculiarità.


La lezione appresa da Crandall gli tornò utile nei primi anni Sessanta, quando Stan Lee lo arruolò per la neonata Marvel, che aveva da poco lanciato sul mercato personaggi come l’Uomo Ragno, Hulk, Thor e tanti altri, che cambiarono radicalmente il mercato e il modo di fare fumetti di supereroi. Messo al lavoro sulle storie di Iron Man per il mensile Tales of Suspense, Colan utilizzò un approccio più espressionista che in passato. In quegli anni infatti il punto di riferimento grafico della casa editrice era il già citato Kirby, che riusciva a dare alle proprie tavole grande efficacia grazie in particolare alle licenze anatomiche da lui prese. E così i corpi rappresentati da Colan, pur eleganti, iniziarono a contorcersi quasi innaturalmente, fornendo un impatto visivo secondo solo a quello offerto dal lavoro di Kirby. Pur avendo l'artista prestato per poco tempo le proprie matite al personaggio, Iron Man trovò finalmente la propria consacrazione grafica.
Colan fu trasferito sulla testata dedicata a Devil, personaggio che fino a quel momento aveva faticato a trovare una propria identità, sospeso com’era tra Batman e l’Uomo Ragno. Il disegnatore però si adattò molto bene al cosiddetto “metodo Marvel di scrittura”: Stan Lee forniva ai propri collaboratori solo un breve canovaccio dei singoli episodi, aggiungendo i dialoghi solo dopo che questi ultimi li avessero sviluppati (più o meno a loro piacimento) in una storia vera e propria. Colan diede quindi un’impronta più seriosa al personaggio, stabilendo quella che sarebbe stata l’atmosfera della serie almeno fino ai primi anni Ottanta. D’altra parte, Colan si legò in modo indissolubile al Diavolo Rosso, tanto da raffigurarne le storie in maniera continuativa per circa un decennio. Non deve quindi stupire se gli abbiano assegnato il soprannome di “Decano”. Il suo stile, caratterizzato anche da un forte contrasto tra luci e ombre, fu fondamentale per rimarcare l’anima tormentata di Devil, diviso tra le sue due carriere: avvocato di giorno, nei panni di Matt Murdock, giustiziere mascherato di notte.
A fine anni Sessanta, Colan lasciò il segno anche sulle testate dedicate ad altri importanti personaggi, come Namor il Sub-Mariner, il Dottor Strange, Capitan Marvel e Capitan America (sulle cui pagine creò, insieme all’immancabile Stan Lee, Falcon, primo supereroe afroamericano della storia del fumetto statunitense), ma per un’ulteriore svolta della sua carriera si dovette attendere l’aprile del 1972, quando uscì il primo numero di The Tomb of Dracula, da lui illustrato su testi di Marv Wolfman.


La Marvel, infatti, in quegli anni cercava di differenziare le tematiche delle proprie testate e quello fu il tentativo più riuscito di trovare uno sbocco nell’horror. Wolfman e Colan realizzarono un lungo ciclo di racconti (ben 70) di altissima qualità, dando vita a un importante sodalizio che sarebbe entrato di diritto nella storia del fumetto. Il disegnatore prese il celebre vampiro creato da Bram Stoker nel 1897 e lo rielaborò in modo peculiare, fornendogli i lineamenti dell’attore Jack Palance. Il suo stile inoltre si fece ancora più oscuro: le grandi campiture di nero sembravano vive e ricoprivano tutto in modo efficace, dando alla serie un’atmosfera tenebrosa come raramente si era visto in precedenza in un fumetto seriale statunitense. Il layout si adattò di pari passo, perdendo in dinamicità, ma guadagnando in mellifluità, con i contorni delle vignette che si facevano spesso fumosi e indistinti. Su The Tomb of Dracula, inoltre, Colan trovò il suo inchiostratore ideale, Tom Palmer, che con le sue pennellate spesse e decise, contribuì ad accrescere la tenebrosità delle storie.
Autore fedele ai personaggi, ma sempre voglioso di nuove sfide, nel 1973 Colan creò con lo sceneggiatore Steve Gerber il personaggio di Howard the Duck (conosciuto in Italia anche come Orestolo il Papero), dimostrando di sapersi adattare mirabilmente anche a storie umoristiche (da lui affrontate con uno stile più grottesco). Una passione mai sopita, se è vero che nel corso dei decenni successivi si sarebbe spesso dedicato a divertissement di questo tipo, disegnando per esempio alcune storie di Archie e persino una storia di 4 pagine per la Walt Disney (Tomb of Goofula) con Topolino e Pippo (parodia del suo Dracula, scritta tra l’altro dal “solito” Wolfman).
Pur non rinunciando al disegno, dagli anni Ottanta Colan diradò la propria collaborazione con la Marvel. Visto il suo stile “oscuro”, il suo approdo sulle testate Batman e Detective Comics dedicate al celebre Uomo Pipistrello della DC fu naturale.
Nonostante gli oltre quarant’anni di carriera, l’autore però non era ancora pago. Dato che il suo tratto non sembrava essere più al passo con i tempi, decise di iniziare a sperimentare nuovi stili di disegno fuori dal mercato mainstream. I suoi fumetti di metà anni Ottanta (la miniserie Nathaniel Dusk con relativo seguito per la DC e alcune storie per la rivista Eclipse dell’omonima casa editrice) furono suggestivamente realizzate in acquerello.


Nel 1989 fece in tempo a produrre l’opera forse più di rilievo del suo decennio: il serial Panther’s Quest, con protagonista Pantera Nera, scritto da Don McGregor e pubblicato sull’antologica Marvel Comics Presents. La sua Africa ricordava la Transilvania disegnata qualche anno prima per l’aria lugubre e oscura che emanava, e la disperazione dei personaggi trasudava dalle pagine (la storia è ambientata in Sudafrica durante l’apartheid). A tal proposito, in un’intervista Wolfman ha dichiarato che Colan era “un disegnatore in grado di infondere in ogni personaggio cuore, anima e fegato. Guardavi il lavoro di Gene e pensavi che fosse reale”.
Da allora in poi, causa anche recenti problemi di salute, Colan ha centellinato i propri lavori. Tra gli anni Novanta e il primo decennio del nuovo secolo, infatti, mentre la sua mano si faceva più incerta, pur mantenendo intatta la classe originaria, è stato perlopiù chiamato per operazioni dal sapore dell’amarcord. Con Wolfman, per esempio, ha realizzato nuove storie di The Tomb of Dracula, una con protagonista Blade (il cacciatore di vampiri da lui creato graficamente anni prima) ed è periodicamente tornato a fare capolino sulla testata di Devil (tra cui 5 storie scritte da Joe Kelly e pubblicate a fine 1997). La Dark Horse l’ha persino chiamato a illustrare una storia di Buffy the Vampire Slayer, considerandolo uno dei migliori artisti di sempre sul tema vampirico.
Il suo ultimo lavoro è stato rappresentativo di tutta la sua carriera. Nel settembre 2009 la Marvel ha infatti pubblicato una storia di Capitan America scritta da Ed Brubaker e disegnata da lui, ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale e con vampiri come protagonisti. E Colan non si è limitato a fare il compitino, ma ha tirato fuori una prova di classe, con i colori applicati direttamente sulle sue matite in modo da dare quel senso di opacità tipico delle vecchie foto. La storia, tradotta in italiano come “Sangue rosso, bianco e blu”, ha persino vinto il prestigioso premio Eisner come miglior storia singola.
Una degna conclusione per una grande carriera, interrottasi definitivamente il 23 giugno 2011 all’età di 84 anni. Forse non si può affermare che si tratta di una scomparsa prematura, o che Colan avrebbe potuto partorire ancora molti capolavori, ma siamo certi che la sua cortesia d’altri tempi mancherà molto al fumetto americano.

lunedì 2 maggio 2011

La morte non è per sempre

Basta, gli Americani mi hanno stufato. Credono di potermi fregare un'altra volta? Ormai lo so che quando un personaggio muore, poi ritorna in vita qualche mese dopo. Negli ultimi mesi l'ha fatto la Marvel con Steve Rogers/Capitan America, per esempio.


Capitan America, addirittura, è stato creduto morto quelle 7-8 volte, durante la sua carriera.
Non dimentichiamoci poi che anche la DC Comics ha fatto lo stesso con Bruce Wayne/Batman, di recente.


E questi sono solo i ritorni in scena dopo una presunta morte più celebri degli ultimi tempi, ma se ne potrebbero elencare a decine!
E ora vogliono farmi credere che la morte di Bin Laden non sia solo l'ennesima operazione commerciale, come era già successo nel 2002 e nel 2007, quando poi sarebbe tornato sulla scena a minacciare l'Occidente? Almeno potevano scegliere un artista migliore, non uno che rielabora le fotografie con Photoshop, come un Greg Land qualsiasi.


Bah!

domenica 29 novembre 2009

Unusual Team-Ups #5: Fumetti animati

Nonostante l'apparente affinità tra fumetti e cartoni animati, sono state rare le volte in cui un personaggio dei fumetti ha incontrato un suo parigrado proveniente dall'animazione. E quasi sempre questo è avvenuto proprio sulle pagine stampate.
A farla da padroni, da questo punto di vista, sono i Transformers. Okay, sono nati come giocattoli e non come cartoni animati, ma possiamo affermare con certezza che i secondi sono stati propedeutici ai primi. I robottoni trasformabili della Hasbro hanno avuto nel corso degli anni diverse incarnazioni a fumetti, tra cui nel corso degli anni Ottanta e Novanta anche una lunghissima serie della Marvel Comics. Ma per il primo vero crossover con i personaggi della Casa delle Idee si è dovuto attendere il 2007, quando è stata pubblicata la miniserie New Avengers/Transformers, co-prodotta insieme alla IDW.

In realtà, già molto tempo prima, i Transformers avevano incontrato tra le pagine dei fumetti un altro gruppo giunto dalla tivvù, i G.I. Joe, anch'essi creati dalla Hasbro e diventati protagonisti di una serie animata di successo (oltre che di svariate incarnazioni a fumetti). A farli incontrare è stata innanzitutto la stessa Marvel, nel 1987.

La miniserie ha avuto talmente tanto successo che nel 1993 si è replicato (anche se questa volta all'interno della serie regolare dei G.I. Joe).

Questi personaggi sono poi caduti nel dimenticatoio, prima di venire rilanciati (soprattutto grazie a Hollywood) e quindi di tornare anche protagonisti di nuove serie a fumetti. Tra il 2003 e il 2005 è toccato alla Dreamwave (casa editrice nata proprio per pubblicare le nuove avventure dei Transformers) far reincontrare i robottoni con i "veri eroi americani", nel corso di due miniserie.

La copertina che vedete qui sopra è tratta dalla prima delle due miniserie, realizzata da due autori mica da poco come John Ney Rieber e Jae Lee (anche se non metterei la mano sul fuoco per garantirne l'effettiva qualità).
Tra il 2003 e il 2007, invece, un'altra casa editrice americana, la Devil's Due, ha messo in cantiere ben 4 miniserie sul tema (poi forse hanno capito di aver spremuto un po' troppo la rapa...).

Torniamo però al 1986. In quei mesi la Marvel aveva lanciato una nuova linea di collane pubblicate sotto l'etichetta Star Comics, rivolta ai bambini, in cui pubblicava le serie a fumetti di molti personaggi della televisione, la maggior parte sconosciuti in Italia, ma tra cui c'erano anche Alf, Rocky & Bullwinkle e i Muppet. Sulla copertina del numero 9 della testata ammiraglia Star Comics Magazine, però, ebbe l'onore di apparire anche l'Uomo Ragno!

Nessuna storia è stata purtroppo dedicata al team-up tra il Tessiragnatele e Miss Piggy, anche se siamo sicuri che questa coppia avrebbe sicuramente fatto scintille.
Un team-up decisamente insolito è invece avvenuto sulle pagine di The Simpson/Futurama Crossover Crisis II (quanto è nerd questo titolo?), dove Bart e Fry hanno incontrato (ben nascosti nell'ombra) alcuni dei più famosi personaggi di Marvel e DC.

Passando invece alla serie animata dei Simpson, non bisogna dimenticare l'apparizione, in un episodio, di tre autori del calibro di Alan Moore, Art Spiegelman e Daniel Clowes!

Peccato però che in rete non si trovi più questa scena, rimossa dai proprietari dei diritti.
E la DC Comics invece? Nonostante questo editore sia di proprietà della Warner Bros, gli incontri tra i personaggi dei due brand si limitano a pochissime eccezioni. Una me la terrò da parte per una puntata di Unusual Team-Ups dedicata agli incontri tra un certo Uomo d'Acciaio e i conigli. (giuro) L'altro, invece, non è tratto da un albo a fumetti ma da un film animato, però è troppo interessante per non essere segnalato, dato che vede l'alleanza tra Batman e nientepopodimeno che... Scooby Doo!

Essì, è proprio il celebre cane fifone cacciatore di fantasmi, accompagnato dai suoi amici, a trovarsi ad affrontare il Joker e il Pinguino insieme a Batman e Robin, che, come si nota dal fotogramma qui sotto, sono stati rappresentati sul modello delle loro controparti televisive degli anni Sessanta, Adam West e Burt Ward.

Ah, in realtà ci sarebbe anche una terza cosa... ovvero una rappresentazione teatrale che ha visto l'incontro, sul palcoscenico, tra Bugs Bunny, Batman, Robin e Wonder Man. Lo so che è difficile da credere, ma purtroppo in rete si trovano poche informazioni in proposito, dovrete accontentarvi della locandina (lo spettacolo comunque risale al 1979).

Un caso a parte, invece, costituisce un episodio animato della serie Duck Dodgers (prodotta tra il 2003 e il 2005), con protagonista la controparte futuristica di Duffy Duck. Nel nono episodio della prima stagione di tale serie, intotolato "The Green Lantoorn", il personaggio entra addirittura a far parte del Corpo delle Lanterne Verdi! Non sono riuscito a trovare in rete la versione italiana di questo episodio, però c'è quella originale, divisa in due parti, che vi voglio proporre, visto che è fatto molto bene ed è estremamente divertente.





Anche per questa volta è tutto! Occhio al prossimo appuntamento con questa rubrica, tra un mese o poco meno, perché sarà ovviamente dedicata al Natale!

venerdì 23 ottobre 2009

Unusual Team-Ups #4: Ciao mamma, sono in tivù!

Essendo vere e proprie icone popolari, i personaggi dei fumetti hanno spesso dovuto confrontarsi con personaggi dello spettacolo e della televisione.
Televisione significa innanzitutto talk show. Nel 1984, i Vendicatori hanno partecipato al programma televisivo americano più famoso tra quelli arrivati anche nel nostro paese, il David Letterman Show (all'epoca Wonder Man, cioè il tipo che in copertina porta gli occhiali da sole, era una grande star del cinema e faceva spesso comparsate televisive).

Un paio di decadi dopo, nel 2002, invece, è stato un conduttore di un altro celebre talk show (poco noto in Italia, a dire il vero) ad apparire in un fumetto dell'Uomo Ragno: Jay Leno.

La cosa curiosa è che queste vignette sono tratte da una storia espressamente dedicata al conduttore mascellone, Jay Leno & Spider-Man: One Night Only, pubblicata in appendice ad alcune testate ragnesche come omaggio al conduttore televisivo, grande appassionato di fumetti Marvel.
Lo stesso Uomo Ragno, poi, nel 1978, aveva avuto modo di partecipare a uno dei programmi più leggendari della storia, il Saturday Night Live.

Sulla copertina, si può riconoscere in particolare il grandissimo John Belushi, intento in un duello con Silver Samurai (che in effetti si svolge all'interno dell'albo).
Già nel 1976, tuttavia, un grande personaggio del piccolo schermo aveva fatto capolino in un fumetto della Casa delle Idee: il piegatore di cucchiai Uri Geller!

In anni più recenti, invece, un tale John Walsh, il conduttore (un po' reazionario) del programma televisivo America's Most Wanted, è apparso in un albo della DC Comics, Outsiders.

Giuro che la cover è vera, non è un (pessimo) fotomontaggio!
Se passiamo invece ai serial televisivi, non possiamo dimenticare l'incontro tra gli X-Men e l'equipaggio di Star Trek! In occasione dei propri 35 anni e dei 30 anni della saga fantascientifica, nel 1996 la Marvel mise in produzione due albi. Il primo mostrava l'incontro tra i mutanti e l'equipaggio classico dell'Enterprise.

Nel secondo, invece, gli X-Men avevano a che fare con la Next Generation.

A conti fatti, quindi, Patrick Stewart aveva prestato il suo volto per un albo a fumetti degli X-Men già quattro anni prima di interpretare al cinema Charles Xavier, il mentore del gruppo mutante! Entrambi gli albi sono inediti in Italia, così come lo è anche un romanzo che vede ancora una volta l'incontro tra il supergruppo e l'equipaggio più amato della storia della televisione (no, non quello di Love Boat), Planet X, pubblicato nel 1998 dalla Pocket Books.

Lo scorso agosto, invece, Power Girl, procace superoina della DC, ha avuto modo di incontrare al cinema i quattro nerd protagonisti della sit-com The Big Bang Theory.

Questo si può considerare una specie di contro-omaggio, dato che nella sit-com in questione si parla spesso di fumetti (così come di Star Trek, per tornare a poco fa).
Nel 2006 infine, era andato in scena il primo crossover tra un fumetto e una soap opera, ovvero Guiding Light, più conosciuta da noi come Sentieri, che quell'anno compiva ben 70 anni. In appendice ad alcuni albi, infatti, vennero pubblicate alcune pagine della storia intitolata A New Light, in cui i Vendicatori incontravano alcuni personaggi del cast della popolare soap opera.

Se credete però che il crossover sia terminato lì, vi sbagliate! Perché in quelle pagine uno dei personaggi, Harley Davidson Cooper, otteneva dei poteri e la vicenda veniva ripresa nell'episodio "She's a Marvel" della serie televisiva. Vedere per credere!



Non so se questo possa essere considerato il team-up più folle della storia... ma sicuramente ci va vicino!

mercoledì 13 agosto 2008

In ricordo di Mike Wieringo

Il 13 agosto dello scorso anno è scomparso il disegnatore americano Mike Wieringo, apprezzatissimo negli States ma anche in Italia. Per l'occasione vi segnalo lo speciale che Comicus.it realizzò, con la solita passione e attenzione, in seguito al tragico evento, ma ho pensato di proporvi anche un articolo sull'autore, che ho scritto per il n. 155 di Fumo di China.

Lo scorso 13 agosto una tragedia ha scosso il comicdom statunitense e non solo: all’età di 44 è infatti deceduto per un infarto il disegnatore Mike Wieringo. Conosciuto anche con il soprannome di ‘Ringo, era tra gli autori più apprezzati dai fan, grazie a una lunga carriera passata a disegnare alcuni dei più importanti personaggi Marvel e DC, ma soprattutto per la sua famigerata naturalezza, che traspariva con incanto anche dai suoi disegni pieni di vita e di spontaneità. Nato in Italia, aveva iniziato a pubblicare per la piccola casa editrice Millenium Publications nel 1991, subito dopo la laurea in Communication Arts and Design presso la Virginia Commonwealth University (che ha sede a Richmond, in Virginia). Furono Brian Steelfreeze e Karl Story dei Gaijin Studios a procurargli quel primo lavoro, dopo che Mike aveva mostrato loro i propri lavori alle più importanti convention americane. Se pure di scarsa rilevanza, questo incarico gli servì per farsi notare dalla DC Comics, che gli affidò prima un paio di storie della Justice League per poi dirottarlo sulla serie regolare di Flash, da poco rilanciata da Mark Waid e già rimasta orfana di Greg La Roque. Il tratto di Wieringo era ancora acerbo e incerto, nonostante fosse già fresco e dinamico. All’epoca il suo stile era fortemente influenzato da uno dei classici autori del Velocista Scarlatto, Carmine Infantino, ma nella mimica dei personaggi ricordava molto anche Kevin Maguire, reduce dal successo della Justice League International con J.M. DeMatteis e Keith Giffen. Fin da subito, ‘Ringo iniziò a prendersi anche delle leggere licenze anatomiche, ma apparentemente senza un preciso progetto grafico, se non quello di rendere più spettacolari le tavole. Su The Flash ebbe anche l’occasione di contribuire alla creazione di un personaggio che avrebbe avuto subito una notevole importanza nel cosmo DC: Bart Allen, ovvero Impulso, nipote di Barry Allen (il Flash della Silver Age) e che di lì a poco sarebbe diventato anche titolare di una propria testata.

In quello stesso periodo, in America iniziarono a diffondersi ancor più che in passato i fumetti giapponesi, impressionando molti disegnatori tra i quali Joe Madureira (Uncanny X-Men), Jeff Matsuda (X-Factor) e lo stesso Wieringo, che nel frattempo era passato alla Marvel. Nel 1996 Mike divenne infatti il disegnatore ufficiale della serie The Sensational Spider-Man, appena conclusa la Saga del Clone. Questo incarico (arrivato dopo aver disegnato uno strano incrocio tra l’Uomo Ragno e Superboy chiamato Spider-Boy, per la linea Amalgam) fu molto importante per la sua carriera, principalmente per due motivi: innanzitutto ebbe l’occasione di lavorare per la prima volta con il suo grande amico Todd DeZago (tra l’altro contribuendo anche a diversi soggetti); da un punto di vista stilistico, invece, il lavorare su un personaggio dalle posi spettacolari come quelle assunte dall’Uomo Ragno sopra i tetti di New York gli permise di provare ad amalgamare le influenze dei manga con il proprio stile. Per fortuna la sua striscia di storie fu lunga, perché Mike non riuscì a trovare subito le giuste misure di piedoni e occhioni alla “giapponese”.

Conclusa l’esperienza alla Marvel, nel 1999 ‘Ringo passò alla Image per poter pubblicare una serie da lui creata con l’amico DeZago e intitolata Tellos: una testata fantasy, con protagonista dei pirati, durata 10 numeri. In realtà, non fu pubblicata interamente sotto le insegne della Image, dato che nel 2000 il disegnatore, insieme ad altri amici e colleghi, fondò l’effimera etichetta dal nome di Gorilla Comics (ma sempre all’interno della Image). Wieringo comunque rimase sempre legato ai personaggi di Tellos, tanto da ripescarli di tanto in tanto per degli speciali o delle storie brevi. E proprio nell’ultimo periodo stava lavorando a dei nuovi personaggi da inserire nelle storie future, com’è possibile vedere dagli ultimi post del suo interessantissimo (e costantemente aggiornato) blog. Tellos è stata anche parzialmente pubblicata in Italia, dalla Panini Comics. In ogni caso, l’esperienza di una serie da lui creata, sul quale aveva dunque potuto lavorare senza l’assillo delle scadenze, gli permise di raffinarsi e di personalizzare al meglio il proprio stile, finalmente maturo.

Tale crescita fu ancor più evidente sulle pagine di Adventures of Superman, quando, tra il 2001 e il 2002, si trovò a dover realizzare le tavole più velocemente, adottando uno stile più asciutto ma sempre piacevole e dinamico. Nonostante questo, però, il suo Uomo d’Acciaio (sceneggiato da Joe Casey) era ugualmente una figura imponente e maestosa come era giusto che fosse. In piena guerra tra Marvel e DC per accaparrarsi gli autori più “caldi” a suon di contratti d’esclusiva, fu la prima a spuntarla. Wieringo ebbe la possibilità di ritrovare dopo ben 8 anni l’amico Mark Waid, con il quale realizzò un lungo ciclo di storie (36 episodi, di cui 27 firmati da Wieringo) della serie Fantastic Four. In una di esse, Mike ebbe addirittura la possibilità di disegnare uno dei suoi idoli, Jack “The King” Kirby, il creatore dei Fantastici Quattro. Le storie di Waid e Wieringo segnarono sicuramente un passo in avanti nella storia dei personaggi, pur non venendo purtroppo apprezzate da tutti i fan del Quartetto, che le giudicarono poco in linea con le caratterizzazioni più classiche (bisogna in effetti ammettere che almeno l’ultima saga, con protagonista Galactus, è stata scritta con molta superficialità, ma di questo il disegnatore non aveva sicuramente colpa).

Finito l’incarico, nel 2005 alla Marvel venne spontanea l’idea di affidargli le matite di una nuova serie dell’Uomo Ragno, Friendly Neighborhood Spider-Man, scritta da Peter David. Lo sceneggiatore “regalò” a Mike delle sceneggiature frizzanti e piene di azione con cui farlo trovare perfettamente a suo agio. Ma la loro collaborazione durò poco, soltanto 8 numeri, perché la Marvel chiese al disegnatore di occuparsi della miniserie Spider-Man and the Fantastic Four scritta da Jeff Parker. In realtà, finito questo lavoro, Mike avrebbe dovuto tornare a disegnare le storie di David, ma purtroppo non ne ha avuto l’occasione, a causa della sua prematura scomparsa.

Il modo migliore per rendergli un ultimo commiato è quello di pubblicare le sue stesse parole, pronunciate durante un’intervista rilasciata ad Alan David Doane del sito Newsarama: “Penso che la forza più grande che ho al tavolo da disegno sia quella di sentire che il mio lavoro è aperto e accessibile alla gente. Io ho, credo, uno stile “amichevole” di disegno con cui la gente può facilmente relazionarsi – e può essere descritto come un tipo di tratto “per tutte le età”. Ho sempre voluto essere un attore, ma non ho l’aspetto giusto – così ho cercato di infondere nel mio lavoro molta drammaticità o umorismo o tragicità, che sono richiesti in maniera appropriata, senza esagerare. E mi sono concentrato sul cercare di raffigurare il naturale linguaggio del corpo, qualsiasi cosa stia succedendo nella scena che sto disegnando.” E noi possiamo sicuramente affermare che ci sia riuscito in pieno, ogni volta che il nostro sguardo ricade sui suoi personaggi, ai quali è sempre stato facile affezionarsi per la forte umanità che emergeva anche quando indossavano dei costumi colorati da supereroi.

Bibliografia essenziale:

Justice League Quarterly nn. 11-12 (DC Comics)

The Flash vol. 2 nn. 80-92 (DC Comics)

Firearm n. 0 (Malibu Comics)

Rogue vol. 1 nn. 1-4 (Marvel Comics)

The Sensational Spider-Man vol. 1 nn. 8-31 (Marvel Comics)

Robin nn. 19-22, 25-31 (DC Comics)

Tellos nn. 1-10 (Image Comics/Gorilla Comics)

Adventures of Superman nn. 592-600 (DC Comics)

Fantastic Four nn. 472-507 (Marvel Comics)

Friendly Neighborhood Spider-Man nn. 1-5, 8-10 (Marvel Comics)

Spider-Man and the Fantastic Four nn. 1-4 (Marvel Comics)

sabato 9 agosto 2008

Quel culone di Superman

Come riportato dal sito americano Uncivil Society, la DC Comics di recente ha tirato fuori un interessante carteggio intercorso tra il 1939 e il 1947 con Jerry Siegel e Joe Shuster, i due creatori di Superman. Sebbene queste lettere siano state rese pubbliche con l'intento di dimostrare che il personaggio venne creato su commissione della casa editrice (vicenda legata al riconoscimente della proprietà sul copyright del personaggio, per la quale le parti sono in lotta fin dagli inizi), rivelano anche particolari molto interessanti.

Iniziando dallo stesso Uomo d'Acciaio (che, lo ricordo, a giugno ha raggiunto la ragguardevole età di 70 anni), la casa editrice lamentò il fatto che il personaggio venisse disegnato con un sedere troppo grosso, dandogli un aspetto da omosessuale (?). Volete un esempio? Eccolo!

Ma le lettere dell'editore erano più che altro incentrate su Lois Lane, che risultava troppo sexy e formosa, tanto da sembrare incinta! Anche qui c'è un esempio molto chiaro.

Dopo un primo tentativo di "aggiustamento" andato a male, fu allora lo stesso editor dei due autori, Whitney Ellsworth a suggerire come avrebbero dovuto rappresentare Lois:

Per quanto riguarda il vestiario, invece, l'editor suggeriva di prendere ispirazione da riviste come Vogue e Vanity Fair.
Questa è sicuramente una vicenda che oggi fa sorridere, ma che da un'idea precisa di quanti problemi di tipo creativo abbia avuto per anni il fumetto americano (già molto tempo prima di giungere a Fredric Wertham e al suo Seduction of the Innocent del 1954) e soprattutto i suoi autori, per anni (più o meno fino agli '80) considerati pochissimo, in quanto semplici mestieranti al lavoro su personaggi troppo famosi per dipendere da loro (su quanto si sbagliassero, la storia è stata opportuna maestra).

mercoledì 30 luglio 2008

Il Cavaliere Oscuro colpisce ancora!

Ieri sera sono andato a vedere Il Cavaliere Oscuro, seguito dell'ottimo Batman Begins.



Si tratta davvero di un gran bel filmone, forse un po' "sonnacchioso" nella prima parte, in cui tutti gli elementi entrano in gioco, ma realmente folgorante nella seconda, vero e proprio manifesto del genio criminale del Joker. La scena secondo me più indicativa di tutto il film è quella dell'interrogatorio del Joker (in cui tra l'altro c'è un chiaro omaggio al Killig Joke di Alan Moore), vera e propria perla stilistica del regista Christopher Nolan, comunque ottimo lungo tutto il film.
Sebbene continui a trovare inappropriato Christian Bale nei panni di Bruce Wayne/Batman, il resto del cast è (quasi tutto) eccezionale, da (ancora una volta) Gary Oldman/Jim Gordon fino a Morgan Freeman/Lucius Fox, passando per la new entry Aaron Eckhart nei panni di un Harvey Dent davvero molto realistico e ben caratterizzato. Ho lasciato da parte volutamente due altri importanti membri del cast: Michael Caine (ancora una volta nei panni di Alfred) perché, sebbene sia un grande attore, in questo caso tra l'altro in una parte che gli sembra cucita addosso, non mi è mai piaciuto; Heath Ledger semplicemente perché merita un discorso a parte.

La sua prova è davvero maiuscola e con il suo Joker riesce (come già era accaduto nel primo Batman di Tim Burton) a oscurare la figura dell'Uomo Pipistrello, ergendosi a reale protagonista della pellicola. La sua caratterizzazione del personaggio differisce enormemente da quella di Jack Nicholson di quasi venti anni fa: quest'ultimo vestiva i panni di un Joker istrionico, Ledger interpreta uno schizoide dotato di lucida follia. Certo mancano momenti come la "visita" al museo o la lunga pistola estratta dalla gamba dei pantaloni dell'opera di Burton, ma questo Joker è senza dubbio in linea con la versione più moderna, quella raccontata da Grant Morrison e Paul Dini nelle storie attualmente pubblicate da Planeta DeAgostini, per intenderci.
Detto questo, continuo comunque a trovare assurda l'idea di assegnare un Oscar postumo a Ledger, come si vocifera da tempo.

lunedì 21 luglio 2008

Batman sbanca il botteghino!

Come testimonia anche questo articolo, Batman: The Dark Knight, il nuovo film sull'Uomo Pipistrello che sarà nelle sale italiane tra pochi giorni (il 23 luglio), negli States ha già sbancato il box office. Il miglior debutto della storia del cinema! Niente di particolarmente sorprendente, ma tale è il successo che ovviamente è stato messo in cantiere un nuovo seguito, di cui è già pronta la locandina: