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venerdì 28 dicembre 2012

Happy Birthday, Stan Lee!

Okay, io sono sempre stato dalla parte di Jack Kirby, a mio parere il vero genio artistico del duo. E traducendo di recente le storie classiche di Hulk (che sono in edicola proprio in questi mesi) mi sono reso conto di come probabilmente il "Sorridente" avesse più di un ghost writer a sua disposizione. Ma è indubbio che Stan Lee, con le sue intuizioni, in grado di cogliere come in pochi altri casi lo spirito dei tempi, è stato in più di un modo fondamentale per il fumetto americano. Per cui, da appassionato, non posso fare a meno di unirmi al coro di auguri per i suoi 90 anni!


Per celebrare, consiglio di recuperare il bel documentario/intervista del 2002 di Kevin Smith dedicato a lui e alla nascita della Marvel, Stan Lee. Mostri e meraviglie (di cui vi propongo un estratto in cui si parla dell'Uomo Ragno).


Excelsior!

martedì 4 dicembre 2012

Io e l'Uomo Ragno su Lo Spazio Bianco

Interrompo il lungo silenzio per segnalare che oggi sono presente sul sito di critica fumettistica Lo Spazio Bianco (e, se non mi sbaglio, nonostante la stima che ho sempre avuto per loro, si tratta della prima volta) con un articolo e un'intervista, entrambi parte di SM50, uno speciale molto interessante messo in piedi dalla redazione per festeggiare il cinquantesimo compleanno dell'Uomo Ragno!


Il primo è una lunga analisi della serie Ultimate Spider-Man dal primo numero fino all'arcinoto avvicendamento tra Peter Parker e Miles Morales. La seconda (realizzata con la fondamentale collaborazione di Davide Occhicone) ha come protagonista Mark Bagley, il disegnatore che ha illustrato il maggior numero di storie della serie (la trovate anche in inglese).
Già che siete lì, ovviamente, non limitatevi a leggere solo i miei articoli, ma girovagate per tutto lo speciale, visto che ci troverete di certo molte cose interessanti.
Buon compleanno, Spidey!

sabato 23 giugno 2012

La scomparsa di un Decano (un profilo di Gene Colan)

Nel primo anniversario della scomparsa di Gene Colan, vi propongo l'articolo che lo scorso anno ho scritto per Fumo di China (con qualche ritocchino).


Inimitabile. Se questo aggettivo viene spesso associato ai grandi artisti, ad alcuni di essi calza in maniera migliore. Tra questi possiamo sicuramente annoverare Gene Colan, maestro del fumetto americano che con Jack Kirby e pochi altri negli anni Sessanta diede vita a una rivoluzione grafica che avrebbe stabilito il nuovo standard almeno per i due decenni successivi.
In realtà, quando Colan approdò alla Marvel di Stan Lee, aveva già alle spalle alcuni anni di esperienza. Dopo gli studi artistici, infatti, iniziò subito a lavorare per le case editrici maggiormente attive nell’immediato secondo Dopoguerra, tra cui Timely Comics (poi Atlas, antesignana della Marvel) e DC Comics. Da ragazzo, Colan aveva molto apprezzato la classica striscia Terry and the Pirates di Milton Caniff e fu dunque da lì, e in particolare dai giochi di luci e ombre, che decise di iniziare la propria evoluzione artistica.
Durante gli anni Cinquanta, però, per sua stessa ammissione, il giovane Colan iniziò a guardare con sempre più attenzione a un altro grande autore suo contemporaneo, Reed Crandall, diventato famoso per la sua collaborazione alle testate horror e fantascientifiche della EC Comics. Anche lo stile di Crandall era parecchio influenzato da quello di Caniff, ma più realistico e soprattutto dotato di quella fluidità nella realizzazione delle anatomie da cui Colan avrebbe attinto a piene mani, rendendola una delle sue migliori peculiarità.


La lezione appresa da Crandall gli tornò utile nei primi anni Sessanta, quando Stan Lee lo arruolò per la neonata Marvel, che aveva da poco lanciato sul mercato personaggi come l’Uomo Ragno, Hulk, Thor e tanti altri, che cambiarono radicalmente il mercato e il modo di fare fumetti di supereroi. Messo al lavoro sulle storie di Iron Man per il mensile Tales of Suspense, Colan utilizzò un approccio più espressionista che in passato. In quegli anni infatti il punto di riferimento grafico della casa editrice era il già citato Kirby, che riusciva a dare alle proprie tavole grande efficacia grazie in particolare alle licenze anatomiche da lui prese. E così i corpi rappresentati da Colan, pur eleganti, iniziarono a contorcersi quasi innaturalmente, fornendo un impatto visivo secondo solo a quello offerto dal lavoro di Kirby. Pur avendo l'artista prestato per poco tempo le proprie matite al personaggio, Iron Man trovò finalmente la propria consacrazione grafica.
Colan fu trasferito sulla testata dedicata a Devil, personaggio che fino a quel momento aveva faticato a trovare una propria identità, sospeso com’era tra Batman e l’Uomo Ragno. Il disegnatore però si adattò molto bene al cosiddetto “metodo Marvel di scrittura”: Stan Lee forniva ai propri collaboratori solo un breve canovaccio dei singoli episodi, aggiungendo i dialoghi solo dopo che questi ultimi li avessero sviluppati (più o meno a loro piacimento) in una storia vera e propria. Colan diede quindi un’impronta più seriosa al personaggio, stabilendo quella che sarebbe stata l’atmosfera della serie almeno fino ai primi anni Ottanta. D’altra parte, Colan si legò in modo indissolubile al Diavolo Rosso, tanto da raffigurarne le storie in maniera continuativa per circa un decennio. Non deve quindi stupire se gli abbiano assegnato il soprannome di “Decano”. Il suo stile, caratterizzato anche da un forte contrasto tra luci e ombre, fu fondamentale per rimarcare l’anima tormentata di Devil, diviso tra le sue due carriere: avvocato di giorno, nei panni di Matt Murdock, giustiziere mascherato di notte.
A fine anni Sessanta, Colan lasciò il segno anche sulle testate dedicate ad altri importanti personaggi, come Namor il Sub-Mariner, il Dottor Strange, Capitan Marvel e Capitan America (sulle cui pagine creò, insieme all’immancabile Stan Lee, Falcon, primo supereroe afroamericano della storia del fumetto statunitense), ma per un’ulteriore svolta della sua carriera si dovette attendere l’aprile del 1972, quando uscì il primo numero di The Tomb of Dracula, da lui illustrato su testi di Marv Wolfman.


La Marvel, infatti, in quegli anni cercava di differenziare le tematiche delle proprie testate e quello fu il tentativo più riuscito di trovare uno sbocco nell’horror. Wolfman e Colan realizzarono un lungo ciclo di racconti (ben 70) di altissima qualità, dando vita a un importante sodalizio che sarebbe entrato di diritto nella storia del fumetto. Il disegnatore prese il celebre vampiro creato da Bram Stoker nel 1897 e lo rielaborò in modo peculiare, fornendogli i lineamenti dell’attore Jack Palance. Il suo stile inoltre si fece ancora più oscuro: le grandi campiture di nero sembravano vive e ricoprivano tutto in modo efficace, dando alla serie un’atmosfera tenebrosa come raramente si era visto in precedenza in un fumetto seriale statunitense. Il layout si adattò di pari passo, perdendo in dinamicità, ma guadagnando in mellifluità, con i contorni delle vignette che si facevano spesso fumosi e indistinti. Su The Tomb of Dracula, inoltre, Colan trovò il suo inchiostratore ideale, Tom Palmer, che con le sue pennellate spesse e decise, contribuì ad accrescere la tenebrosità delle storie.
Autore fedele ai personaggi, ma sempre voglioso di nuove sfide, nel 1973 Colan creò con lo sceneggiatore Steve Gerber il personaggio di Howard the Duck (conosciuto in Italia anche come Orestolo il Papero), dimostrando di sapersi adattare mirabilmente anche a storie umoristiche (da lui affrontate con uno stile più grottesco). Una passione mai sopita, se è vero che nel corso dei decenni successivi si sarebbe spesso dedicato a divertissement di questo tipo, disegnando per esempio alcune storie di Archie e persino una storia di 4 pagine per la Walt Disney (Tomb of Goofula) con Topolino e Pippo (parodia del suo Dracula, scritta tra l’altro dal “solito” Wolfman).
Pur non rinunciando al disegno, dagli anni Ottanta Colan diradò la propria collaborazione con la Marvel. Visto il suo stile “oscuro”, il suo approdo sulle testate Batman e Detective Comics dedicate al celebre Uomo Pipistrello della DC fu naturale.
Nonostante gli oltre quarant’anni di carriera, l’autore però non era ancora pago. Dato che il suo tratto non sembrava essere più al passo con i tempi, decise di iniziare a sperimentare nuovi stili di disegno fuori dal mercato mainstream. I suoi fumetti di metà anni Ottanta (la miniserie Nathaniel Dusk con relativo seguito per la DC e alcune storie per la rivista Eclipse dell’omonima casa editrice) furono suggestivamente realizzate in acquerello.


Nel 1989 fece in tempo a produrre l’opera forse più di rilievo del suo decennio: il serial Panther’s Quest, con protagonista Pantera Nera, scritto da Don McGregor e pubblicato sull’antologica Marvel Comics Presents. La sua Africa ricordava la Transilvania disegnata qualche anno prima per l’aria lugubre e oscura che emanava, e la disperazione dei personaggi trasudava dalle pagine (la storia è ambientata in Sudafrica durante l’apartheid). A tal proposito, in un’intervista Wolfman ha dichiarato che Colan era “un disegnatore in grado di infondere in ogni personaggio cuore, anima e fegato. Guardavi il lavoro di Gene e pensavi che fosse reale”.
Da allora in poi, causa anche recenti problemi di salute, Colan ha centellinato i propri lavori. Tra gli anni Novanta e il primo decennio del nuovo secolo, infatti, mentre la sua mano si faceva più incerta, pur mantenendo intatta la classe originaria, è stato perlopiù chiamato per operazioni dal sapore dell’amarcord. Con Wolfman, per esempio, ha realizzato nuove storie di The Tomb of Dracula, una con protagonista Blade (il cacciatore di vampiri da lui creato graficamente anni prima) ed è periodicamente tornato a fare capolino sulla testata di Devil (tra cui 5 storie scritte da Joe Kelly e pubblicate a fine 1997). La Dark Horse l’ha persino chiamato a illustrare una storia di Buffy the Vampire Slayer, considerandolo uno dei migliori artisti di sempre sul tema vampirico.
Il suo ultimo lavoro è stato rappresentativo di tutta la sua carriera. Nel settembre 2009 la Marvel ha infatti pubblicato una storia di Capitan America scritta da Ed Brubaker e disegnata da lui, ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale e con vampiri come protagonisti. E Colan non si è limitato a fare il compitino, ma ha tirato fuori una prova di classe, con i colori applicati direttamente sulle sue matite in modo da dare quel senso di opacità tipico delle vecchie foto. La storia, tradotta in italiano come “Sangue rosso, bianco e blu”, ha persino vinto il prestigioso premio Eisner come miglior storia singola.
Una degna conclusione per una grande carriera, interrottasi definitivamente il 23 giugno 2011 all’età di 84 anni. Forse non si può affermare che si tratta di una scomparsa prematura, o che Colan avrebbe potuto partorire ancora molti capolavori, ma siamo certi che la sua cortesia d’altri tempi mancherà molto al fumetto americano.

giovedì 19 aprile 2012

C'è un nuovo Spider-Man in città

Arrivo in ritardo come sempre, lo so. Solo ieri sera son riuscito a leggere il primo numero di New Ultimate Spider-Man della Panini Comics, contenente le prime due storie con protagonista il nuovo Uomo Ragno di colore, Miles Morales, che ha sostituito il deceduto Peter Parker nell'universo alternativo Ultimate e tanto ha fatto discutere pochi mesi fa negli Stati Uniti e in Italia.


Quella del personaggio di colore è chiaramente una scelta commerciale, più che narrativa. Non potendo spremere più di tanto il Peter Parker originale (come cercato di fare, in parte, con One More Day), già la Marvel e Brian Michael Bendis avevano provato, un paio d'anni fa, a dare un taglio più "giovanile" alla sua versione Ultimate, anche con uno stile di disegno tendente al manga, ma con risultati non eccezionali. Le storie in questione, infatti, risultato tra le più fiacche della lunga gestione di Bendis sulla collana.
Allora la Marvel ha pensato bene di provare a cogliere due piccioni con una fava: cercare risalto mediatico con la morte di Peter Parker (obiettivo ampiamente raggiunto) e magari raccogliere qualche nuovo lettore con il nuovo Spider-Man, appunto, Miles Morales, teen ager forse ancora più giovane del personaggio creato da Stan Lee nel 1962 e, soprattutto, con padre afroamericano e madre ispanica.


Forse al pubblico italiano la questione colpirà di più, visto che la nostra non è ancora una società compiutamente multi-etnica, ma uno Spider-Man di colore potrebbe oggi essere parecchio credibile, visto che negli Stati Uniti le minoranze non sono più così tanto... minoranze, appunto. Se un ragno radioattivo mordesse davvero un ragazzo a caso, in effetti, ci sarebbero buone probabilità che il soggetto in questione sia portoricano, messicano o, appunto, afroamericano. Poi, probabilmente, per questa decisione ha avuto un ruolo importante anche la presenza, alla Casa Bianca, di un presidente di colore, Barack Obama.
Operazione di marketing, quindi, ma ben supportata da una storia di buonissima fattura. Mentre sulle varie serie dei Vendicatori Bendis è poco costante, su Ultimate Spider-Man ha sempre svolto un lavoro egregio, dimostrando di trovarsi particolarmente in sintonia con personaggi e ambientazioni. E queste prime due storie del nuovo corso confermano tale feeling, nonostante il cambiamento radicale. Le storie sono brillanti e raccontano la realtà contemporanea con particolare realismo, svecchiando il mito di Spider-Man pur senza tradirne lo spirito originario (anzi, ripristinandolo). E poi Miles è un personaggio a cui sarà probabilmente facile affezionarsi.
La serie parla infatti un linguaggio moderno e potrebbe di certo attirare un pubblico più giovane di quello dei classici fumetti di supereroi... perlomeno negli States.


A contribuire all'ottima riuscita sono stati senz'altro anche i disegni di Sara Pichelli (italiana, sì), creatrice grafica dei personaggi (e del nuovo costume, che adoro), a cui si devono il disegno qui sopra e il primo piano di Miles Morales più su (la copertina in alto invece è dell'altrettanto bravo Kaare Andrews). Sara è molto brava nel caratterizzare i personaggi e nel farli recitare, mettendo in scena al tempo stesso tavole dalla regia mai monotona, qualità che risalta ancora di più in questi primi episodi in cui il protagonista è ancora privo di costume. Vedremo come se la caverà quando sarà l'azione a farla da padrona.
In un periodo in cui le storie di supereroi mi stanno un po' stancando, la freschezza di questa serie potrebbe davvero concedermi un bel sollievo!

venerdì 7 ottobre 2011

X-Men: L'inizio

Dei tre film con personaggi Marvel usciti nelle sale prima dell'estate, avevo visto quelli dedicati a Thor e a Capitan America, ma avevo perso X-Men: L'inizio, prequel dei due film diretti da Bryan Singer e distribuiti tra il 2000 e il 2003 (il terzo capitolo della saga, di Brett Ratner, è talmente brutto e insignificante da poter essere tranquillamente dimenticato).
Approfittando dell'uscita in dvd, quindi, un paio di sere fa ho deciso quindi di recuperarlo, spinto anche dai commenti positivi raccolti in questi mesi.


E in effetti si tratta davvero di un buon film, ben sceneggiato (grazie anche al forte contributo di Singer, che ha dimostrato ancora una volta la sua passione per i personaggi) e ben interpretato, almeno per quanto riguarda i ruoli principali. Un film tutto giocato sul triangolo composto da un giovane Charles Xavier, un vendicativo Erik Lehnsherr/Magneto e un ambizioso Sebastian Shaw, che vorrebbe sottomettere l'umanità ai mutanti.
Ho apprezzato molto il gusto vintage con cui è stato realizzato il film (ambientato negli anni Sessanta), anche grazie a un'adeguata colonna sonora. Per metà film, tra l'altro, il film sembra un film di spionaggio alla 007, anziché un classico film con i supereroi Marvel. Poi la trama del film inizia a incrociarsi con avvenimenti storici reali (in particolare la crisi cubana), scadendo a tratti nel kitsch.


Mi è piaciuta anche la scelta di porre il film in continuity con i due precedenti di Singer, inserendo molti rimandi alle trame già raccontate, senza ovviamente appesantire la trama per i nuovi spettatori. Ho trovato molto carini, in particolare, i cameo di Hugh Jackman e Rebecca Romijn, che tornano simpaticamente nei panni rispettivamente di Logan/Wolverine e di Raven Darkholme/Mystica.
A proposito di attori... su tutti spicca l'emergente Michael Fassbender nei panni di un Magneto inesperto ma già molto determinato a prendere una strada diversa da quella del suo "amico" Charles.
Rimanendo ancora sul cast, è impossibile non esprimere soddisfazione per la scelta di January Jones per il ruolo di Emma Frost. Oltre ad avere davvero una gran bella presenza (diciamo così), l'attrice è riuscire a mettere in scena l'altezzosità e la glaciale regalità della sua controparte cartacea, risultando perfetta per la parte.


Il film però pecca di grosse carenze tecniche, soprattutto per quanto riguarda la regia di Matthew Vaughn e gli effetti speciali, a tratti quasi imbarazzanti. Non è un caso, forse, che la sceneggiatura punti più sul rapporto tra i personaggi che sull'azione.
Insomma, si tratta di un film modesto (nel senso buono del termine), senza pretese, ma che riesce benissimo a raccontare la propria storia, proponendo dei personaggi carismatici e interessanti e soprattutto intrattenendo lo spettatore.

giovedì 28 luglio 2011

Capitan America: Il primo Vendicatore

Di solito, quando vado a vedere un film tratto da un fumetto, parto da aspettative molto basse. A volte sono rimasto piacevolmente sorpreso, ma con Capitan America: Il primo Vendicatore questo però non è successo, visto che sono più (e più importanti) le cose che non ho apprezzato rispetto a quelle che mi sono piaciute.


Ho trovato interessante il fatto che Capitan America non combatta contro i Nazisti, nonostante l'ambientazione della Seconda guerra mondiale, perché questo ha di sicuro evitato un bel po' di retorica patriottica. In questa pellicola, infatti, Capitan America è costretto a combattere l'Hydra, cellula militare sotto il comando del Teschio Rosso che si ribella a Hitler (ma il motivo di questo, nelle due ore e passa di film, non è chiaro).
A fare da contraltare, però, c'è una sceneggiatura fiacca e banale, che dimostra un unico guizzo creativo nella fase intermedia del film (prima che Capitan America scenda in guerra). Nella trama non c'è tensione drammatica, non c'è un qualcosa che appassioni o che crei interesse (e quindi partecipazione) verso i personaggi. E poi in alcune occasioni sfida in maniera eccessiva anche la sospensione dell'incredulità. Brevemente, inoltre: regia pessima, montaggio altalenante, scene d'azione noiose (che per un film che su queste si basa è piuttosto grave).


Per quanto riguarda il cast, troviamo un banalmente ottimo Tommy Lee Jones, un'algida Hayley Atwell perfetta nei panni della bella di turno (che però è fortunamente lontana dal classico stereotipo della "damsel in distress" hollywoodiana) e un Chris Evans che visivamente sembra uno Steve Rogers perfetto, ma che risulta parecchio fuori ruolo (senza contare quanto sembri impacciato nel suo costume). E poi c'è Hugo Weaving, nei panni del Teschio Rosso, che ha cercato inutilmente di dare spessore a un personaggio eccessivamente monodimensionale, risultandomi un po' troppo sopra le righe.
Quello dei "nemici" è uno dei problemi principali del film. Senza vere motivazioni, sembrano cattivi solo per il gusto di essere cattivi (fino ad arrivare a uccidere i propri compagni solo per dimostrare di esserlo), finendo per ridimensionare anche il ruolo dei protagonisti positivi.


Questo ultimo aspetto è forse dovuto al fatto di voler dare al film un'atmosfera "vintage", comunque mal riuscita, per quanto mi riguarda. Per ottenere un buon risultato, avrebbero dovuto spingere fino in fondo, e non alternare vintage a modernità e infarcire il film di tecnologie che già adesso sarebbero fantascientifiche, figuriamoci 70 anni fa!
Insomma, un film deludente su quasi tutta la linea, che mi ha divertito solo nella parte in cui omaggia i fumetti da cui è tratto (e almeno così ho una scusa per metterci un'immagine di Jack Kirby).


Se dopo Thor ero più tranquillo, ora ritorno a temere un po' di più per il film dei Vendicatori. Anche se Joss Whedon alla sceneggiatura e alla regia dovrebbe essere una garanzia, nell'incertezza continuerò a tenere le dita incrociate fino a maggio 2012.

venerdì 24 giugno 2011

Un ricordo di Gene Colan

Che tristezza. Stamattina ho saputo della dipartita di Gene Colan, uno dei miei disegnatori preferiti di sempre, e mi è dispiaciuto molto. Da lettore di fumetti, ci ero sinceramente affezionato. Un po' perché, tra i grandi degli anni Sessanta, è stato il primo che ho scoperto, grazie al suo Devil. Un po' anche perché qualche anno fa ebbi modo di scambiare con lui alcune e-mail che culminarono in una bella intervista (che purtroppo non ritrovo più). In quell'occasione, nonostante la sua salute non fosse proprio delle migliori, Gene si dimostrò comunque gentile e disponibile. E così potei scambiare con lui due chiacchiere su quelle copertine che da ragazzino più avevano impressionato tantissimo, per la fluidità dei corpi rappresentati, che sotto il suo tratto espressionista si contorcevano innaturalmente, al fine di produrre un'idea di potenza pari a quella di Jack Kirby, come dimostrano gli esempi sottostanti.


E poi, proprio due giorni fa mi era ricapitato in mano un volume con alcune storie di Tomb of Dracula da lui disegnate e mi ero soffermato a rimirare i suoi splendidi giochi di luci e ombre, che rendevano tutto incredibilmente vivo (anche grazie alle ottime chine di Tom Palmer, il suo miglior inchiostratore).


Gene è stato uno dei pochi disegnatori di supereroi in grado di cambiare registro stilistico pur mantenendo una propria integrità, adattandosi (per modo di dire) all'horror, così come al western e alle storie umoristiche di Howard il Papero. Un gigante del disegno, davvero inimitabile.

giovedì 5 maggio 2011

Thor al cinema

Bel film, quello dedicato al biondo Dio del Tuono della Marvel. Epico, coinvolgente e appassionante, così come un film del genere dovrebbe essere. Avevo un po' paura di annoiarmi, visto che il fantasy solitamente mi fa questo effetto, ma questo film si addentra solo di striscio nel genere, concentrato com'è dall'inizio alla fine sull'aspetto supereroistico del personaggio. In realtà, il regista Kenneth Branagh e la sua squadra sono stati molto bravi nel mixare in modo ottimale scene d'azione con scene più tranquille, la Terra con Asgard, la serietà (a volte shakespeariana) con l'ironia.


Ho apprezzato in particolare due cose: la sceneggiatura, che è riuscita a evitare il difetto di molti film di questo genere, costretti a dilungarsi sulle origini del personaggio di turno (anche se Thor, non dovendo acquisire in alcun modo i propri poteri, partiva avvantaggiato), e l'immaginario kirbyano con cui si è scelto di rappresentare Asgard, più fantascientifico che fantasy, molto fantasioso e astratto, in grado di comunicare un'armoniosa imponenza.


Non mi è piaciuto invece il modo in cui sono stati caratterizzati i personaggi di contorno, come Sif e i Tre Guerrieri, che finiscono per avere scarsa consistenza e dimostrarsi poco più che macchiette. Del resto, però, era difficile trovare il giusto spazio per tutti in una sceneggiatura concentrata su Thor e Jane Foster, su cui però giganteggia un ottimo Tom Hiddleston nei panni di Loki, l'ennesimo cattivo che ruba la scena all'eroe di turno, come era già successo di recente, per esempio, con Heath Ledger/Joker in Il Cavaliere Oscuro.


Per quanto non sia un gran attore, poi, c'è da rilevare quanto Chris Hemsworth sia perfetto nei panni di Thor. Più che "trovato", sembra essere stato "creato" apposta per questo ruolo!
Parlando invece di "fonti di ispirazione", ho notato che gli autori hanno preso un po' dal Thor versione Ultimate di Mark Millar, abbastanza dalla lunga saga (una delle mie preferite) di Walt Simonson e un paio di idee anche dalla versione del Dio del Tuono ideata da Dan Jurgens. Si nota però molto anche la mano di J. Michael Staczynski, che di recente aveva ridato smalto al personaggio nei fumetti e che è stato giustamente chiamato a collaborare alla stesura del soggetto del film.


Insomma, Thor non è di certo tra i miei supereroi Marvel preferiti (un po' per l'aspetto spesso fantasy delle sue storie, un po' per la scarsa simpatia del personaggio in sé), ma questo film potrebbe diventare uno dei miei superheroes movies preferiti, al pari di X-Men 2, Spider-Man 2 e Il Cavaliere Oscuro (ma per stabilirlo con certezza, vorrei prima rivederlo tra qualche mese).
E il film sui Vendicatori si avvicina sempre più!

lunedì 2 maggio 2011

La morte non è per sempre

Basta, gli Americani mi hanno stufato. Credono di potermi fregare un'altra volta? Ormai lo so che quando un personaggio muore, poi ritorna in vita qualche mese dopo. Negli ultimi mesi l'ha fatto la Marvel con Steve Rogers/Capitan America, per esempio.


Capitan America, addirittura, è stato creduto morto quelle 7-8 volte, durante la sua carriera.
Non dimentichiamoci poi che anche la DC Comics ha fatto lo stesso con Bruce Wayne/Batman, di recente.


E questi sono solo i ritorni in scena dopo una presunta morte più celebri degli ultimi tempi, ma se ne potrebbero elencare a decine!
E ora vogliono farmi credere che la morte di Bin Laden non sia solo l'ennesima operazione commerciale, come era già successo nel 2002 e nel 2007, quando poi sarebbe tornato sulla scena a minacciare l'Occidente? Almeno potevano scegliere un artista migliore, non uno che rielabora le fotografie con Photoshop, come un Greg Land qualsiasi.


Bah!

venerdì 23 ottobre 2009

Unusual Team-Ups #4: Ciao mamma, sono in tivù!

Essendo vere e proprie icone popolari, i personaggi dei fumetti hanno spesso dovuto confrontarsi con personaggi dello spettacolo e della televisione.
Televisione significa innanzitutto talk show. Nel 1984, i Vendicatori hanno partecipato al programma televisivo americano più famoso tra quelli arrivati anche nel nostro paese, il David Letterman Show (all'epoca Wonder Man, cioè il tipo che in copertina porta gli occhiali da sole, era una grande star del cinema e faceva spesso comparsate televisive).

Un paio di decadi dopo, nel 2002, invece, è stato un conduttore di un altro celebre talk show (poco noto in Italia, a dire il vero) ad apparire in un fumetto dell'Uomo Ragno: Jay Leno.

La cosa curiosa è che queste vignette sono tratte da una storia espressamente dedicata al conduttore mascellone, Jay Leno & Spider-Man: One Night Only, pubblicata in appendice ad alcune testate ragnesche come omaggio al conduttore televisivo, grande appassionato di fumetti Marvel.
Lo stesso Uomo Ragno, poi, nel 1978, aveva avuto modo di partecipare a uno dei programmi più leggendari della storia, il Saturday Night Live.

Sulla copertina, si può riconoscere in particolare il grandissimo John Belushi, intento in un duello con Silver Samurai (che in effetti si svolge all'interno dell'albo).
Già nel 1976, tuttavia, un grande personaggio del piccolo schermo aveva fatto capolino in un fumetto della Casa delle Idee: il piegatore di cucchiai Uri Geller!

In anni più recenti, invece, un tale John Walsh, il conduttore (un po' reazionario) del programma televisivo America's Most Wanted, è apparso in un albo della DC Comics, Outsiders.

Giuro che la cover è vera, non è un (pessimo) fotomontaggio!
Se passiamo invece ai serial televisivi, non possiamo dimenticare l'incontro tra gli X-Men e l'equipaggio di Star Trek! In occasione dei propri 35 anni e dei 30 anni della saga fantascientifica, nel 1996 la Marvel mise in produzione due albi. Il primo mostrava l'incontro tra i mutanti e l'equipaggio classico dell'Enterprise.

Nel secondo, invece, gli X-Men avevano a che fare con la Next Generation.

A conti fatti, quindi, Patrick Stewart aveva prestato il suo volto per un albo a fumetti degli X-Men già quattro anni prima di interpretare al cinema Charles Xavier, il mentore del gruppo mutante! Entrambi gli albi sono inediti in Italia, così come lo è anche un romanzo che vede ancora una volta l'incontro tra il supergruppo e l'equipaggio più amato della storia della televisione (no, non quello di Love Boat), Planet X, pubblicato nel 1998 dalla Pocket Books.

Lo scorso agosto, invece, Power Girl, procace superoina della DC, ha avuto modo di incontrare al cinema i quattro nerd protagonisti della sit-com The Big Bang Theory.

Questo si può considerare una specie di contro-omaggio, dato che nella sit-com in questione si parla spesso di fumetti (così come di Star Trek, per tornare a poco fa).
Nel 2006 infine, era andato in scena il primo crossover tra un fumetto e una soap opera, ovvero Guiding Light, più conosciuta da noi come Sentieri, che quell'anno compiva ben 70 anni. In appendice ad alcuni albi, infatti, vennero pubblicate alcune pagine della storia intitolata A New Light, in cui i Vendicatori incontravano alcuni personaggi del cast della popolare soap opera.

Se credete però che il crossover sia terminato lì, vi sbagliate! Perché in quelle pagine uno dei personaggi, Harley Davidson Cooper, otteneva dei poteri e la vicenda veniva ripresa nell'episodio "She's a Marvel" della serie televisiva. Vedere per credere!



Non so se questo possa essere considerato il team-up più folle della storia... ma sicuramente ci va vicino!

domenica 6 settembre 2009

Disney über alles!

La settimana scorsa è stata diffusa una notizia che ha sorpreso tutti (o quasi) e che è stata ripresa praticamente da tutti i mezzi di comunicazione (anche se spesso si è puntato più sui titoloni che sui dati effettivi): la Walt Disney ha acquistato il 40% della Marvel Entertainment (società comprensiva della Marvel Comics, la casa editrice vera e propria, e dei Marvel Studios, la casa di produzione dei film sui personaggi della casa editrice).
Per tutti i dettagli vi rimando ad altri siti, in particolare a Comicus, che ha coperto l'evento in maniera davvero puntuale e completa. In rete, però, si sono ovviamente scatenate anche le ipotesi più bizzarre e catastrofiche, tra cui quella più gettonata è che la Disney opererà una specie di censura, trasformando i personaggi Marvel in "roba per bambini".
In realtà, credo che questa sia una grossa stupidaggine. Innanzitutto perché già ora la Disney ha introiti anche da prodotti per adulti. Al tempo stesso, però, immagino che se la Disney abbia voluto spendere ben 4 miliardi di dollari per comprare una parte della Marvel, l'abbia fatto per differenziare il proprio target di riferimento. Il grosso della produzione Disney infatti si rivolge principalmente ai bambini, infatti, e penso che abbia voluto mettere le mani su un settore di mercato (in crescita, grazie al successo delle produzioni cinematografiche e animate) sempre legato all'entertainmente ma rivolto a una fascia d'età più elevata.
Piuttosto, io vedo un altro problema (se di problema si può parlare, in fondo): già negli ultimi anni la Marvel ha cercato di ridare un'impronta classica ai propri personaggi per renderli più iconici e quindi più facilmente traducibili in film o cartoni animati (o videogiochi, action figure e quant'altro contribuisca a fare cassa). Basta fare mente locale: dopo le "rivoluzioni" messe in atto (seguendo scopi di volta in volta diversi, artistici o commerciali a seconda dei casi) tra i primi anni Ottanta e i primi del nuovo millennio, qual è la situazione attuale? L'Uomo Ragno è tornato scapolo, Hulk è ancora verde, incazzato, stupido e in giro per gli Stati Uniti, gli X-Men sono ancora una minoranza che deve affrontare l'intolleranza degli umani (e ci credo, con quei costumini sgargianti che indossano!), Thor incarna, oggi più che mai, lo spirito del personaggio delle origini... E' chiaro che ci sono ancora delle eccezioni (se pure aventi spesso carattere effimero) e che comunque questo non necessariamente pregiudica la qualità delle storie (la serie di Thor scritta da Joe M. Straczynski, per esempio, è una delle migliori produzioni Marvel attualmente in corso di pubblicazione in Italia), però questa mi pare una tendenza abbastanza diffusa, che temo la Disney tenderà ad accentuare in maniera decisa, aggiungendo paletti su paletti all'attività creativa degli autori. In fondo, uno dei vantaggi che la Marvel potrà sfruttare da questa nuova acquisizione sarà proprio la possibilità di utlizzare i canali di distribuzione che la Disney gestisce in maniera autonoma, che però vanno sfruttati in determinato modo (più vicino alle pratiche ecomomiche che a quelle artistiche).
E in Italia, invece? La situazione è piuttosto complicata, dato che la Disney ha una propria sezione editoriale nel nostro Paese. Mi verrebbe dunque da pensare che potrebbe riprendersi i diritti per pubblicare le testate in proprio, per non farsi fare concorrenza con le proprie armi. Ma la Panini è un grosso gruppo che pubblica in diversi angoli del globo, soprattutto in Europa e, allo stesso tempo, la Disney non ha succursali in altri Paesi, oltre al nostro. E' ipotizzabile quindi una situazione in cui la Marvel tolga alla Panini solo i diritti di pubblicazione per l'Italia? Tale soluzione, sinceramente, mi sembrerebbe un po' improbabile.
Ma il tempo ci dirà di più, anche perché, di certo, io non sono un esperto di economia e di politica economica.
Intanto le menti più creative della rete si sono già sbizzarrite abbastanza, producendo una serie di strambe immagini che aprono a possibili scenari di contaminazione tra personaggi Marvel e Disney. La maggior parte non sono granché, ma ne ho trovate anche alcune carine (e le trovate a corredo di questo articolo).
Tra i (poco) papabili crossover, invece, quello che mi stuzzica di più la fantasia è il seguente (l'immagine è presa dal sito Worth1000).

Insomma, speriamo quindi che questa nuova joint venture porti almeno nuovo e sfizioso materiale per la mia rubrica Unusual Team-Ups!

domenica 30 agosto 2009

Unusual Team-Ups #2: Obama, un Presidente da fumetto

Con un po' di ritardo arriva la seconda puntata di Unusual Team-Ups, la rubrica dedicata ai crossover più improbabili che si siano mai visti all'interno di un fumetto. Se la prima puntata era dedicata agli incontri/scontri tra alcuni personaggi del fumetto e musicisti del "calibro" di Eminem, in questo secondo appuntamento vorrei focalizzare l'attenzione su Barack Obama, che nell'ultimo anno è apparso sulle copertine (ma non solo) dei fumetti d'oltreoceano più di quanto Berlusconi sia apparso sulle prime pagine di Repubblica!
Tralasciando un inutile fumetto biografico realizzato dalla IDW Publishing (pubblicato durante la campagna elettorale insieme a un albo speculare dedicato all'allora rivale John McCain), sempre che la memoria non mi inganni, il primo personaggio a fumetti con cui Obama si è fatto rappresentare è stato Savage Dragon, sul numero 137 della sua serie.

Se in questo albo appare solo in copertina per un breve passaggio "pubblicitario", nel numero 145 della stessa serie, pubblicato dalla Image dopo l'avvenuta elezione, il personaggio di Erik Larsen viene addirittura incaricato di fare da guardia del corpo al Presidente per proteggerlo da minacce superumane!

Da notare la copertina dell'albo, leggermente tendente al propagandandismo (e al ridicolo, of course!).
Ma l'albo più famoso su cui Obama ha fatto capolino è sicuramente il numero 583 di Amazing Spider-Man, pubblicato anche con una copertina variant che celebrava l'elezione del primo presidente di colore della storia degli Stati Uniti!

Ovviamente la storia non è niente di che... Ma il peggio del peggio è sicuramente rappresentato da due serie pubblicate dalla Devil's Due, che ha deciso di cavalcare l'onda del successo mediatico di Obama rendendolo protagonista di ben due serie. Quella che segue è la prima delle due, un fantasy intitolato Barack the Barbarian.

La seconda, invece, si chiama Drafted: One Hundred Days ed è una serie di stampo fantascientifico-catastrofico.

Da notare lo sguardo vagamente truce (!) che Obama sfoggia su questa copertina.
In ogni caso, Obama ha dovuto vedersela anche con alcuni supercriminali. Se quelli di primo piano, come il Dottor Destino o Lex Luthor, sono in effetti un po' troppo anche per lui, direi che Bomb Queen, misconosciuto personaggio creato da Jimmie Robinson per la Image, dovrebbe essere ampiamente alla sua portata.

Può bastare così? In realtà mancherebbe ancora una piccola cosa... pubblicata ancora dalla Marvel. Da qualche tempo, infatti, la Casa delle Idee (spesso non troppo originali, a dire il vero) pubblica le avventure di un particolare gruppo di Vendicatori... i Pet Avengers! Il gruppo raccoglie alcuni tra i super-animali più famosi e bizzarri della casa editrice, che in una delle loro avventure hanno avuto l'onore di incontrare addirittura... Bo, il cane presidenziale!

E se credete che con questo abbiamo toccato il fondo... be', il prossimo mese, con il terzo appuntamento di Unusual Team-Ups, vi ricredete di certo!