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venerdì 28 dicembre 2012

Happy Birthday, Stan Lee!

Okay, io sono sempre stato dalla parte di Jack Kirby, a mio parere il vero genio artistico del duo. E traducendo di recente le storie classiche di Hulk (che sono in edicola proprio in questi mesi) mi sono reso conto di come probabilmente il "Sorridente" avesse più di un ghost writer a sua disposizione. Ma è indubbio che Stan Lee, con le sue intuizioni, in grado di cogliere come in pochi altri casi lo spirito dei tempi, è stato in più di un modo fondamentale per il fumetto americano. Per cui, da appassionato, non posso fare a meno di unirmi al coro di auguri per i suoi 90 anni!


Per celebrare, consiglio di recuperare il bel documentario/intervista del 2002 di Kevin Smith dedicato a lui e alla nascita della Marvel, Stan Lee. Mostri e meraviglie (di cui vi propongo un estratto in cui si parla dell'Uomo Ragno).


Excelsior!

giovedì 26 aprile 2012

The Avengers: recensione nerd

OMG! Credo che The Avengers sia il miglior film di supereroi di tutti tempi! Epico, divertente, emozionante, da brividi lungo la schiena!


Un film leggendario e mai noioso, in cui i personaggi parlano e agiscono proprio come le loro controparti di carta (in particolare Capitan America, carismatico e fuori dal tempo, ben interpretato da un finalmente convincente Chris Evans), e che strizza in continuazione l'occhio ai fan della serie a fumetti. Il regista Joss Whedon (grande fan degli X-Men, di cui ha anche scritto un ciclo di episodi) e gli sceneggiatori dimostrano di conoscere le storie dei più potenti eroi della Terra, con citazioni dalla loro primissima avventura (firmata da Stan Lee e Jack Kirby), ma anche dagli Ultimates (i Vendicatori alternativi) di Mark Millar e Bryan Hitch (a partire dai Chitauri, che tuttavia risultano parecchio trasfigurati).
Una citazione particolare per le due protagoniste femminili del film: Scarlett Johansson, che ha interpretato una Vedova Nera meno seducente ma meglio caratterizzata rispetto a Iron Man 2, e soprattutto Cobie Smulders, la Robin Scherbatsky di How I Met Your Mother (la migliore sit-com di sempre) nei panni di Maria Hill, uno degli agenti dello S.H.I.E.L.D.
Peccato solo per un'inspiegabile scelta di traduzione: il titolo del film è rimasto "The Avengers", come in originale, e ci può stare, soprattutto se nel corso di esso si parla anche di "progetto Avengers". Però allora i protagonisti perché si autodefiniscono "Vendicatori"?
Dopo l'immagine, i tre momenti da pelle d'oca che secondo me regala questo film. SPOILER ALERT per chi non l'ha ancora visto!


1. Capitan (e non Captain) America che si mette a dare ordini al gruppo... Hulk compreso! In poche battute, nonostante l'orrido costume, Cap raggiunge uno spessore caratteriale che gli era mancato in tutto un intero film a lui dedicato.

2. L'apparizione di Thanos nella consueta scena post-titoli di coda (anche se io avevo già immaginato, durante il film, che sarebbe stato proprio lui il villain misterioso che si nasconde dietro a Loki).

3. Iron Man che, durante la battaglia contro i Chitauri in piena New York, fa rimbalzare i raggi repulsori sullo scudo di Capitan America... momento clou dello scontro finale (insieme a un'epica battuta proferita da Bruce Banner appena prima di trasformarsi in Hulk ed entrare in azione: "Io sono sempre arrabbiato").

E ora... aspettiamo con ancora maggiore trapidazione The Avengers 2, no?

P.S. Possibile che non si siano ricordati di far gridare a Capitan America, nemmeno nella battaglia finale, un "Vendicatori uniti"?

giovedì 19 aprile 2012

C'è un nuovo Spider-Man in città

Arrivo in ritardo come sempre, lo so. Solo ieri sera son riuscito a leggere il primo numero di New Ultimate Spider-Man della Panini Comics, contenente le prime due storie con protagonista il nuovo Uomo Ragno di colore, Miles Morales, che ha sostituito il deceduto Peter Parker nell'universo alternativo Ultimate e tanto ha fatto discutere pochi mesi fa negli Stati Uniti e in Italia.


Quella del personaggio di colore è chiaramente una scelta commerciale, più che narrativa. Non potendo spremere più di tanto il Peter Parker originale (come cercato di fare, in parte, con One More Day), già la Marvel e Brian Michael Bendis avevano provato, un paio d'anni fa, a dare un taglio più "giovanile" alla sua versione Ultimate, anche con uno stile di disegno tendente al manga, ma con risultati non eccezionali. Le storie in questione, infatti, risultato tra le più fiacche della lunga gestione di Bendis sulla collana.
Allora la Marvel ha pensato bene di provare a cogliere due piccioni con una fava: cercare risalto mediatico con la morte di Peter Parker (obiettivo ampiamente raggiunto) e magari raccogliere qualche nuovo lettore con il nuovo Spider-Man, appunto, Miles Morales, teen ager forse ancora più giovane del personaggio creato da Stan Lee nel 1962 e, soprattutto, con padre afroamericano e madre ispanica.


Forse al pubblico italiano la questione colpirà di più, visto che la nostra non è ancora una società compiutamente multi-etnica, ma uno Spider-Man di colore potrebbe oggi essere parecchio credibile, visto che negli Stati Uniti le minoranze non sono più così tanto... minoranze, appunto. Se un ragno radioattivo mordesse davvero un ragazzo a caso, in effetti, ci sarebbero buone probabilità che il soggetto in questione sia portoricano, messicano o, appunto, afroamericano. Poi, probabilmente, per questa decisione ha avuto un ruolo importante anche la presenza, alla Casa Bianca, di un presidente di colore, Barack Obama.
Operazione di marketing, quindi, ma ben supportata da una storia di buonissima fattura. Mentre sulle varie serie dei Vendicatori Bendis è poco costante, su Ultimate Spider-Man ha sempre svolto un lavoro egregio, dimostrando di trovarsi particolarmente in sintonia con personaggi e ambientazioni. E queste prime due storie del nuovo corso confermano tale feeling, nonostante il cambiamento radicale. Le storie sono brillanti e raccontano la realtà contemporanea con particolare realismo, svecchiando il mito di Spider-Man pur senza tradirne lo spirito originario (anzi, ripristinandolo). E poi Miles è un personaggio a cui sarà probabilmente facile affezionarsi.
La serie parla infatti un linguaggio moderno e potrebbe di certo attirare un pubblico più giovane di quello dei classici fumetti di supereroi... perlomeno negli States.


A contribuire all'ottima riuscita sono stati senz'altro anche i disegni di Sara Pichelli (italiana, sì), creatrice grafica dei personaggi (e del nuovo costume, che adoro), a cui si devono il disegno qui sopra e il primo piano di Miles Morales più su (la copertina in alto invece è dell'altrettanto bravo Kaare Andrews). Sara è molto brava nel caratterizzare i personaggi e nel farli recitare, mettendo in scena al tempo stesso tavole dalla regia mai monotona, qualità che risalta ancora di più in questi primi episodi in cui il protagonista è ancora privo di costume. Vedremo come se la caverà quando sarà l'azione a farla da padrona.
In un periodo in cui le storie di supereroi mi stanno un po' stancando, la freschezza di questa serie potrebbe davvero concedermi un bel sollievo!

lunedì 12 marzo 2012

Gli infiniti mondi di Moebius

Sabato scorso, 10 marzo, è scomparso Moebius, uno dei più grandi disegnatori di sempre, qui sotto autoritrattosi in compagnia di alcuni suoi personaggi.


Con la sua straordinaria fantasia, Moebius (o Jean Giraud, o Gir, o in qualsiasi altro modo lo conosciate) è stato un grande narratore che ha creato mondi fantastici in grado di influenzare intere generazioni di autori di fumetto o addirittura di cineasti. A essere sincero, però, ho sempre preferito le cose da lui solo disegnate e magari scritte da Alejandro Jodorowsky, su tutte la saga dell'Incal, piuttosto che quelle interamente realizzate da lui come Il Garage Ermetico e Arzak (che comunque rimangono opere notevoli, soprattutto dal punto di vista grafico).
Personalmente, l'avevo scoperto in modo indiretto attraverso l'opera di Andrea Pazienza (Le straordinarie avventure di Pentothal in particolare), per poi leggerlo la prima volta su una storia disegnata per la Marvel Comics americana (da buon lettore di supereroi qual ero, e in parte ancora sono). Mi riferisco ovviamente a Silver Surfer: Parabola, bella storia scritta da Stan Lee.
Quello che non era di certo il suo miglior lavoro, mi impressionò comunque per l'istintività del tratto e per la semplicità con cui riusciva a rendere naturali anche ambienti e personaggi che non lo erano per nulla.
Poi, poco alla volta, sono andato alla scoperta dei suoi lavori migliori, trovandomi di fronte a qualcosa di unico, in grado di imprimere con il suo raffinato tratteggio espressionista un marchio indelebile all'interno del mio immaginario. Non a caso, alcuni anni fa, quando mi sono trovato a dover ideare una storia breve per la rivista americana Heavy Metal (su cui Moebius veniva regolarmente pubblicato), ho deciso di rendergli omaggio. Non tanto nell'andamento della storia (fantasy), quanto nella caratterizazione grafica del protagonista, tale Arthur McKnife, parecchio ricalcato sulla figura del suo Maggiore Fatale (qui sotto un confronto).

Il disegnatore Raffaele Marinetti, poi, si era anche lui lanciato in un omaggio visivo all'opera di Moebius, com'è particolarmente evidente nella tavola seguente (colorata da Mauro Balloni).


Non finisce qui. Perché, come magari qualcuno di voi saprà, conduco da ben sei anni una trasmissione radiofonica dedicata al fumetto (ideata da me e Laura Pasotti) che si chiama proprio... Il Garage Ermetico.
Vi propongo di seguito una serie di altri suoi splendidi disegni e, in fondo, un video in cui disegna Blueberry.






 

venerdì 9 marzo 2012

Aspettando The Avengers (il film) #2

Ricordate i cartoni animati Marvel degli anni Sessanta, quelli realizzati ricalcando con i lucidi e animando (per modo di dire) i fumetti originari di Stan Lee e Jack Kirby?


Qualche genio con molto tempo a disposizione ha preso immagini sparse da quelle serie e le ha montate, aggiungendoci l'audio del trailer di The Avengers diffuso pochi giorni fa.


Certo che lo spermatozoo gigante nel finale fa parecchia impressione, eh? E Nick Fury arriva dritto dagli anni Novanta (come fare, altrimenti?). Però trovo il tutto davvero molto divertente.