venerdì 28 dicembre 2012

Happy Birthday, Stan Lee!

Okay, io sono sempre stato dalla parte di Jack Kirby, a mio parere il vero genio artistico del duo. E traducendo di recente le storie classiche di Hulk (che sono in edicola proprio in questi mesi) mi sono reso conto di come probabilmente il "Sorridente" avesse più di un ghost writer a sua disposizione. Ma è indubbio che Stan Lee, con le sue intuizioni, in grado di cogliere come in pochi altri casi lo spirito dei tempi, è stato in più di un modo fondamentale per il fumetto americano. Per cui, da appassionato, non posso fare a meno di unirmi al coro di auguri per i suoi 90 anni!


Per celebrare, consiglio di recuperare il bel documentario/intervista del 2002 di Kevin Smith dedicato a lui e alla nascita della Marvel, Stan Lee. Mostri e meraviglie (di cui vi propongo un estratto in cui si parla dell'Uomo Ragno).


Excelsior!

lunedì 24 dicembre 2012

Il racconto di Natale di Auggie Wren

Paul Auster è uno dei miei scrittori contemporanei preferiti. Lo è per tanti motivi, tra i quali quello di fare largo uso di elementi meta-testuali. Lui stesso si inserisce spesso nei suoi racconti. Ce n'è uno, per esempio, che ha scritto nel 1990 per il New York Times. Si intitola Il racconto di Natale di Auggie Wren, e pare che gli sia stato ispirato da un tabaccaio di Brooklyn.
Nel 1995, Auster ha scritto la sceneggiatura del film Smoke di Wayne Wang, ispirata a sua volta da quel racconto scritto pochi anni prima. E lui stesso (interpretato da William Hurt) si è infilato nel lungometraggio, con il nome fittizio di Paul Benjamin.


Smoke è proprio ambientato in una tabaccheria, il cui proprietario, Auggie Wren, impersonato dal grande Harvey Keitel, aiuta Paul Benjamin quando quest'ultimo è in cerca di ispirazione per una storia natalizia da pubblicare sul New York Times. E' proprio con il racconto di Auggie che il film si chiude.


Paul Auster, Harvey Keitel e Tom Waits insieme. Nessun altro racconto di Natale potrebbe emozionarmi così tanto.

martedì 4 dicembre 2012

Io e l'Uomo Ragno su Lo Spazio Bianco

Interrompo il lungo silenzio per segnalare che oggi sono presente sul sito di critica fumettistica Lo Spazio Bianco (e, se non mi sbaglio, nonostante la stima che ho sempre avuto per loro, si tratta della prima volta) con un articolo e un'intervista, entrambi parte di SM50, uno speciale molto interessante messo in piedi dalla redazione per festeggiare il cinquantesimo compleanno dell'Uomo Ragno!


Il primo è una lunga analisi della serie Ultimate Spider-Man dal primo numero fino all'arcinoto avvicendamento tra Peter Parker e Miles Morales. La seconda (realizzata con la fondamentale collaborazione di Davide Occhicone) ha come protagonista Mark Bagley, il disegnatore che ha illustrato il maggior numero di storie della serie (la trovate anche in inglese).
Già che siete lì, ovviamente, non limitatevi a leggere solo i miei articoli, ma girovagate per tutto lo speciale, visto che ci troverete di certo molte cose interessanti.
Buon compleanno, Spidey!

lunedì 10 settembre 2012

Batman: Il Cavaliere Oscuro - Il ritorno

Ci sono opere il cui commento positivo è dettato più dal coinvolgimento e da altri fattori emotivi piuttosto che dalla qualità tecnica. Opere che procurano quindi soddisfazione più per i contenuti che per la forma. E Il Cavaliere Oscuro - Il ritorno è proprio una di queste. Sia chiaro, non stiamo parlando di un film realizzato con i piedi. Semplicemente di un film con pochi difetti, ma evidenti, che finiscono però in secondo piano rispetto alla grandeur messa in scena dal regista Christopher Nolan e dai suoi collaboratori.


Difetti presenti principalmente nella sceneggiatura e nel montaggio, visto che la scansione temporale degli eventi funziona spesso male e che nella trama ci sono un paio di forzature piuttosto evidenti.
Per il resto, si tratta di 165 minuti che scorrono in modo avvincente e appassionante, grazie soprattutto al lavoro sui personaggi. Questo terzo capitolo della trilogia di Nolan, infatti, è molto più corale dei precedenti, incentrati sulla crescita di Batman, il primo, e sul triangolo fra l'Uomo Pipistrello, il Joker e Harvey Dent, il secondo. In questo caso, invece, i comprimari riescono a ritagliarsi molto più spazio. Ed ecco così emergere la figura tormentata del Commissario Gordon, interpretato ancora una volta dal solito, grande, Gary Oldman, accanto al quale non sfigura la new entry Joseph Gordon-Levitt, nei panni del giovane detective John Blake, che quasi, a un certo punto, sembra diventare il vero protagonista della storia.


E poi ci sono i due "cattivi" della situazione, sui quali prima della visione ero piuttosto scettico. In primis perché non mi convinceva il ruolo di Bane come antagonista principale, forse perché memore della sua rappresentazione nel pessimo Batman & Robin di Joel Schumacher, forse perché non si tratta di certo di un personaggio di primo piano, visto come sia sempre risultato avulso dall'universo di Batman più classico, quello popolato dai Joker e dai Due-Facce, personaggi dicktracyani e con una forte spinta psicologica dietro. E invece è proprio questo che gli ha permesso di calarsi benissimo nelle atmosfere costruite da Nolan. In uno scenario alla No Man's Land (saga a fumetti del 1999), Bane diventa un perfetto alfiere dell'anarchia e del caos, tra l'altro molto ben interpretato dal bravo Tom Hardy (che, avendo recitato già in passato ruoli piuttosto "fisici", si trova molto bene a portare sullo schermo un personaggio reso inespressivo dalla maschera), e il perfetto strumento di collegamento con il primo capitolo della trilogia (cosa che a un personaggio con alle spalle una storia e una caratterizzazione più definita non sarebbe riuscita così bene, forse).


Ero prevenuto anche nei confronti di Anne Hathaway, che, pur apprezzando molto fisicamente, non riuscivo a visualizzare bene nel ruolo di Catwoman, per la quale invece avrei preferito una donna più matura e passionale. E anche qui ho dovuto ricredermi. L'universo nolaniano, infatti, più tendente alla fantascienza che al grottesco, è di certo più adatto a una Donna Gatto più conturbante che "porca" (se mi passate il termine). E a renderla tale è anche il costumino vintage, alla Julie Newmar, che indossa (senza contare le numerose inquadrature dalle "spalle", soprattutto quando il personaggio è in moto).
Peccato però che i personaggi siano doppiati tutti piuttosto male, in particolare Bane (dall'attore Filippo Timi), caratterizzato da un tono eccessivamente enfatico ed "effettato" inspiegabilmente lontano da quello della versione originale (in cui la voce è semplicemente quella di un uomo con una mascherata davanti alla bocca).


La cosa che mi ha entusiasmato maggiormente, comunque, è che questo film, per quanto in sé sia molto bello, acquisisce valore se accostato ai due precedenti. Sì, perché fornisce compiutezza all'intera trilogia, cosa alquanto inaspettata se si considerano i prodotti simili precedenti, e fa risaltare ulteriormente il valore di Batman Begins e Il Cavaliere Oscuro (come se ce ne fosse bisogno), visto che mette in chiaro il fatto che ogni episodio di questa saga è un piccolo passo verso il grande finale. Un lungo percorso apprezzabile in ogni sua tappa, ma che si esalta nella sua organicità. Cosa che in nessuna delle trilogie supereroistiche (e forse anche non) precedenti era mai riuscita.
Preso singolarmente, Il Cavaliere Oscuro, tutto superbamente incentrato sul tema del "doppio" e impreziosito da un fantastico Heath Ledger/Joker, è forse il migliore dei tre, ma questo suo seguito non sfigura di certo.

giovedì 12 luglio 2012

Rolling Stones 50

Oggi ricorre il cinquantesimo anniversario dal primo concerto suonato dai Rolling Stones. Era il 12 luglio 1962, al celebre Marquee Club di Londra.


Visto che stiamo parlando del mio gruppo preferito di tutti i tempi (sono rollingstoniano fin dagli 11 anni, credo), vi posto in ordine sparso i miei tre brani preferiti interpretati da Mick Jagger, Keith Richards e soci (lo so, si tratta di scelte banali, ma hanno scritto dei brani talmente incredibili che è inevitabile).




venerdì 29 giugno 2012

Le migliori Italia-Germania della nostra vita

Gary Lineker, attaccante inglese degli anni Ottanta, diverso tempo fa disse: "Il calcio è un gioco semplice: 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti e, alla fine, vincono i tedeschi". E in effetti la Germania è sempre lì, arriva sempre in fondo. Però poi, ogni tanto, incontra l'Italia. E gli azzurri giocano una partita perfetta, come quella di ieri sera.


E' capitato così durante il mondiale messicano del 1970, allo stadio Azteca di Città del Messico, dove andò in scena quella che poi sarebbe stata definita la "partita del secolo". In campo c'era forse la nazionale italiana più forte di tutti i tempi, per una partita normale fino al novantesimo ma che poi diventò storica ("grazie" all'errore di Gianni Rivera) nei supplementari. Una partita non perfetta ma emozionante. Una partita che molti ricordano in bianco e nero (ma quello fu il primo mondiale trasmesso a colori) e che ha fatto rimanere sveglia fino a notte fonda più di mezza Italia. Dopo quello sforzo, perdemmo poi la finale con l'invincibile Brasile di Pelé, ma a distanza di più di 40 anni, conta davvero poco.


Un'altra partita storica tra Italia e Germania è ovviamente la finale dei mondiali del 1982, giocata al Santiago Bernabeu di Madrid. La partita più significativa di quel "Mundial", in realtà, forse fu quella del girone dei quarti di finale giocata contro il Brasile, con la celebre tripletta segnata da Paolo Rossi, ma la finale contro i tedeschi fu importante perché consacrò la volontà di un gruppo compatto e propose immagini e suoni indimenticabili, come l'urlo di Marco Tardelli, l'esultanza di Sandro Pertini, il "campioni del mondo" recitato tre volte dal telecronista d'allora Nando Martellini.


Nel 2006, invece, il mondiale si giocò proprio in Germania, e il 4 luglio, a Dortmund, andò in scena la seconda semifinale, tra Italia e Germania, ovviamente. I tedeschi erano sicuri di vincere, anche perché al Westfalenstadion non avevano mai perso nella loro storia. Gli azzurri invece erano in crescita e sempre più compatti. E quella partita fu l'apice del mondiale degli italiani, che poi avrebbero vinto in finale contro la Francia. Un po' per il dominio espresso per larghi tratti della partita e in particolare per gli interi supplementari (in cui Marcello Lippi spinse l'Italia all'attacco con cambi azzeccati), un po' per il gol di Fabio Grosso, un gregario più che un campione, arrivato quasi dal nulla, alla fine, quando tutti si aspettavano i calci di rigore. E a rivederlo, mi viene ancora la pelle d'oca. Sì, perché nel 1970 non ero ancora nato, nel 1982 avevo solo due anni. Quindi è quella del 2006 la "mia" Italia-Germania.


E infine c'è la partita di ieri sera a Varsavia, ultimo capitolo, per ora, di questa rivalità che ci dà sempre molte soddisfazioni. Non importa come andrà la finale contro la Spagna di domenica prossima (ma se vinciamo è meglio, ovviamente), perché questa vittoria, giocata alla perfezione dal nostro centrocampo comandato da Andrea Pirlo e suggellata da una prestazione finalmente strepitosa e decisiva di (Super)Mario Balotelli, vale un intero campionato europeo e ci rimarrà forse impressa per sempre nella mente.